Schermo nero.

Compare il globo che ruota sulla pellicola cinematografica, logo della World Entertainment.

 

Dissolvenza in apertura.

 

L’inquadratura è stretta su un paesaggio brullo e polveroso.

In sovrimpressione cominciamo a vedere i titoli di testa.

 

La World Entertainment presenta

 

Un Film di Robert Redford

 

Un cespuglio di rovi rotola, sospinto dal vento.

 

LA CITTA’ ARRABBIATA

 

Sentiamo uno stridìo di ruote.

L’inquadratura si allarga fino a mostrarci un calesse che ondeggia con violenza su un’arida strada di montagna. I cavalli che lo trainano corrono imbizzarriti. A tenere le redini c’è una giovane donna (AMY ADAMS) coi capelli biondi al vento, gli occhi gonfi di lacrime e i lineamenti sconvolti dalla rabbia.

 

 

Sembra non avere più il controllo dei cavalli, proprio mentre il calesse corre precipitosamente sulla strada, non lontano da una scarpata che conduce a un torrente  alcune decine di metri più sotto.

 

Joseph Gordon - Levitt

 

Dettaglio ravvicinato di un grosso sasso, contro il quale va a impattare il calesse.

Una ruota si schianta rumorosamente. L’asse di legno del calesse si inclina, facendo ribaltare l’intero veicolo. I due cavalli al traino continuano spaventati la loro corsa, trascinando quel che resta del calesse.

 

Inizialmente vediamo solo una gran nuvola di polvere, poi ritroviamo la ragazza che conduceva il calesse: scagliata lontano, giace impolverata e sanguinante a qualche metro dalla strada.

 

Mel Gibson

 

La Mdp le si avvicina lentamente, con un rumore ovattato di zoccoli e un bisbiglio in sottofondo.

Trattasi della soggettiva di due uomini che, da una certa distanza, hanno assistito all’incidente.

 

Robert Redford

 

I due le si avvicinano, in sella alle proprie cavalcature.

Hanno entrambi uno sguardo duro e il volto abbronzato dal sole.

Uno ha circa cinquant’anni, stempiato e non molto alto (DOUGH HUTCHINSON),

 

 

l’altro è più giovane, alto e magro, col viso coperto da una barba nera e ispida (PAUL SCHNEIDER).

 

 

Amy Adams

 

La ragazza è ancora svenuta, quando i due cavalieri la raggiungono.

Attraverso la loro soggettiva vediamo i suoi vestiti strappati, con la gonna sollevata che le lascia completamente scoperte le gambe.

 

Patricia Clarkson

 

I due uomini rimangono per un attimo a fissarla, prima di scambiarsi una rapida occhiata.

Poi vediamo il più alto tra loro (Paul Schneider) scendere di sella e prendere in braccio la ragazza, portandola lontano dalla strada, dietro un riparo di rocce e cespugli.

 

Paul Schneider

 

Primo piano dell’altro uomo (Dough Hutchinson), che osserva la scena con un mezzo sorriso simile a un ghigno, facendo da guardia alla strada.

 

Dough Hutchinson

 

Nel frattempo da dietro il cespuglio sentiamo un fruscio di vesti, un tintinnio di speroni, alcuni suoni soffocati.

 

L’uomo di guardia sorride nuovamente, mentre getta lo sguardo al di là dei cespugli.

Stacco.

 

La stessa strada percorsa poco prima dal calesse senza controllo è ora attraversata da un cavallo al galoppo, montato da una ragazzina adolescente, molto somigliante alla ragazza coinvolta nell’incidente.

 

Tony Todd

 

La ragazzina è molto tesa e preoccupata, quando all’improvviso vede quel che resta del calesse.

 

RAGAZZINA (a voce alta)

Sarah!

 

La giovane sprona il cavallo e si avvicina ai resti, quando sentiamo improvvise grida di donna.

 

Michael Pena

 

RAGAZZINA (riconoscendo la voce)

Sarah!

 

Alle grida della donna sentiamo unirsi una voce di uomo.

 

UOMO VFC

Falla stare zitta!

 

La ragazzina, pallida e spaventata, si allontana dalla strada andando nella direzione delle grida.

 

Gil Bellows

 

All’improvviso le sbuca davanti l’uomo con la barba, che aveva portato Sarah dietro i cespugli.

La ragazzina urla, ma prima che possa reagire, l’uomo la afferra e la tira giù dalla sella.

La giovane cade a terra con la schiena, ma lo sconosciuto la fa alzare con uno strattone, zittendola poi con un forte pugno in pieno viso. Nel frattempo, al di là dei cespugli, Sarah è diventata improvvisamente silenziosa.

 

Jeffrey De Munn

 

Da dietro il riparo vediamo uscire, sporco e sudato, l’uomo più anziano.

 

UOMO PIU’ ANZIANO (all’altro)

Che cosa ne facciamo di queste due, eh? Quando racconteranno quello che abbiamo fatto…

 

UOMO CON LA BARBA (duro)

Non racconteranno nulla. C’è appena stato un incidente.

 

La Mdp inquadra i resti del calesse rovesciato; una ruota si muove ancora, cigolando sommessamente.

 

Sceneggiatura di GAETANO PERROTTA

Liberamente tratta dal romanzo omonimo di Lewis B. Patten

 

UOMO PIU’ ANZIANO (capendo)

Questa è molto giovane…

 

UOMO CON LA BARBA

Ma non abbastanza da non poter parlare.

Tu, tieni d’occhio la strada…

 

Detto questo, l’uomo prende tra le braccia la ragazzina e supera la strada, dirigendosi verso il burrone.Primissimo piano della giovane, che riapre improvvisamente gli occhi.

Capite le intenzioni dell’uomo, la piccola comincia a dimenarsi, a urlare e a scalciare con tutte le sue forze. Ma l’uomo rafforza la stretta e la getta giù dalla scarpata, con totale noncuranza.

 

Primo piano dell’altro uomo, che dalla strada segue tutta la scena.

 

L’uomo con la barba torna rapidamente indietro da Sarah, che giace malmenata, seminuda e priva di sensi dietro i cespugli. Raccoglie la donna e i suoi vestiti in brandelli e getta anche lei giù dal burrone. Infine, afferra un ramo da un cespuglio e con questo cancella le tracce di stivali sulla strada.

 

Con un campo lungo vediamo i due uomini che risalgono in sella e si allontanano al galoppo.

La Mdp si abbassa fino a inquadrare il crinale e la scarpata dentro cui sono state gettate le due ragazze.

 

REGIA DI
ROBERT REDFORD

 

Stacco.

 

Siamo nell’ufficio di uno sceriffo.

 Un uomo magro e alto se ne sta seduto coi piedi poggiati sulla scrivania e il cappello leggermente calato sugli occhi, a occultare la parte superiore del viso.

Particolare di una stella da vicesceriffo appuntata sul petto.

 

Dall’esterno sentiamo provenire un vociare confuso.

 

L’uomo (JOSEPH GORDON LEVITT) rimette a posto il cappello e si alza dalla scrivania, ricomponendosi.

 

 

 

Ne notiamo il viso dai lineamenti affilati e gli occhi scuri, mentre si avvicina alla finestra e guarda fuori: attraverso la sua soggettiva ci sono alcuni uomini, perlopiù mandriani, che si stanno allontanando dal paese, con lanterne al seguito.

 

Il vicesceriffo, allarmato, esce e va loro incontro, fermandosi dinanzi a un uomo di colore anziano (TONY TODD), che sembra essere alla guida del gruppo.

 

 

UOMO DI COLORE (prima che il vicesceriffo parli)

Stiamo andando a cercare Sarah. E’ andata via di casa stamattina, prendendo il calesse, e non ha fatto ancora ritorno.

 

Il giovane uomo di legge ha un sussulto.

 

UOMO DI COLORE

Il padrone teme che le sia successo qualcosa…

 

VICESCERIFFO (senza capire)

Andata via di casa? Si può sapere cosa è successo, Samuel?

 

SAMUEL

Ha litigato di nuovo con suo padre, poi furiosa se ne è scappata dal ranch, prendendo il calesse e due dei nostri cavalli più difficili… Mister Lillard la sta già cercando da solo!

 

VICESCERIFFO  (preoccupato, salendo in sella al suo cavallo)

Vengo con voi, non dev’essere andata lontana…

 

Stacco.

 

Lo schermo è completamente buio.

 

Poi, pian piano, attraverso la soggettiva di due palpebre che si aprono a fatica, vediamo confusamente rovi e cespugli. Il tutto illuminato dalla luce fioca del tramonto.

La Mdp si abbassa fino a mostrarci le nostre vesti femminili completamente strappate, poi gambe e cosce completamente coperte di lividi, tagli e rivoli di sangue ormai secco.

 

Sentiamo un gemito.

E’ Sarah, che ora vediamo completamente inquadrata dall’alto, mentre giace immobile sulla riva del torrente in fondo alla scarpata.

A fatica, la ragazza si guarda attorno, sbattendo le palpebre gonfie, poi prova a muoversi, con altre grida di dolore. Tutto intorno c’è silenzio assoluto, rotto solo dal gorgoglio del torrente.

 

La ragazza alza la testa verso la sommità della scarpata: la luce più forte la costringe a chiudere gli occhi. Prova ad alzarsi con enorme fatica, ma ricade rovinosamente a terra, incapace a reggersi sulle gambe ferite.

 

Con uno stacco siamo sulla sommità della scarpata.

Un uomo di mezza età forte e robusto (MEL GIBSON) è chino davanti ai resti del calesse di Sarah.

 

 

Deglutisce a vuoto e si asciuga la fronte pallida mentre si guarda febbrilmente attorno.

 

LILLARD (grida)

Sarah!

 

Attraverso la sua soggettiva vediamo il paesaggio brullo che lo circonda e poi il ciglio del burrone.

Lillard corre verso di esso e guarda giù, con terrore.

Dal suo punto vista vediamo solo il torrente, costeggiato dalla vegetazione incolta.

 

Con uno stacco siamo di nuovo da Sarah, in fondo al burrone, alcune decine di metri più in basso.

La ragazza è estremamente debole, mentre giace di nuovo supina a terra, incapace di muoversi.

 

LILLARD VFC (da lontano)

Sarah!

 

Nel riconoscere la voce di suo padre, la ragazza si scuote e riapre gli occhi.

La vediamo schiudere le labbra gonfie e spaccate, ma senza riuscire ad emettere altro che un gemito strozzato.

 

Dall’alto del ciglio, Lillard sembra aver visto e udito qualcosa.

 

LILLARD (primo piano)

Oh Mio Dio, Sarah!

 

Con un campo lungo vediamo l’uomo scendere in fretta lungo una parete meno scoscesa del dirupo.

 

LILLARD VFC (primo piano di Sarah)

Sarah!

 

Attraverso brevissimi flash, dovuti alle soggettive di Sarah che ogni tanto schiude faticosamente gli occhi, vediamo la figura confusa di Lillard che si avvicina, che fuoriesce dalla vegetazione e poi si inginocchia accanto a noi, prendendoci delicatamente in braccio.

Ondeggiamo tra le braccia dell’uomo, mentre tutto si fa nuovamente confuso e il paesaggio ci ruota intorno, prima di piombare nuovamente nel buio.

 

Stacco.

 

Siamo poco fuori la città, il vicesceriffo procede verso le campagne con gli uomini di Lillard.

Quand’ecco che vediamo venirci incontro a tutta velocità il calesse guidato dallo stesso Lillard.

La Mdp ci mostra, al suo interno, la giovane Sarah priva di sensi.

 

LILLARD (quasi senza fermarsi, a Samuel)

L’ho trovata, ha avuto un incidente ed è gravemente ferita!

 

Il giovane vicesceriffo gli si avvicina, cercando di gettare uno sguardo dentro il calesse, ma la reazione del padre della ragazza è furiosa.

 

LILLARD (puntandogli minacciosamente il dito contro)

Stammi lontano, figlio di puttana! Se non fosse stato per te non sarebbe successo nulla!

 

Il giovane, offeso, si ritrae. Il calesse prosegue di corsa verso la città.

 

SAMUEL (alle spalle del vicesceriffo)

Intende stamattina: hanno litigato di nuovo a causa tua.

 

Il giovane, scuro in volto, guarda il calesse che si allontana.

 

SAMUEL (mettendogli una mano sulla spalla)

Non è il momento ora, Jesse. Lascia che se ne occupi suo padre. Prova a venire più tardi dal dottor Peabody per vedere cos’ha…

 

Il vicesceriffo annuisce, poi si volta.

 

VICESCERIFFO

E la piccola Melissa dov’è? A casa con sua madre?

 

SAMUEL

Veramente no, è uscita a cavallo subito dopo Sarah, per calmarla credo…

 

VICESCERIFFO

E almeno lei ha fatto ritorno?

 

C’è un lungo attimo di silenzio.

 

SAMUEL

Gran Dio, mi chiedo se…

 

VICESCERIFFO (preoccupato)

Nessuno di voi ha pensato a cercarla?

 

SAMUEL  (mortificato)

 Eravamo tutti così impegnati a cercare Sarah, scappata in preda a tutte le furie, che ci siamo dimenticati della piccola Melissa…

 

VICESCERIFFO (interrompendolo)

Dobbiamo andare subito a cercarla e qualcuno di voi vada a chiamare lo sceriffo nel frattempo.

 

Stacco.

 

Si è fatto ormai buio, mentre il vicesceriffo Jesse Marks procede con altri uomini alle ricerche di Melissa Lillard. Lo vediamo leggere alcune tracce alla luce di una torcia, a poca distanza dal luogo dell’incidente. Al suo fianco vediamo la figura imponente di un robusto uomo di oltre sessant’anni (ROBERT REDFORD), dai capelli ormai tutti bianchi. Sul suo petto c’è la stella di sceriffo di Pawnee Bluffs.

 

 

SCERIFFO (pensieroso)

Tu credi che Melissa sia finita nel precipizio insieme alla sorella?

 

JESSE (serio)

Potrebbe essere successo.

 

SCERIFFO

Allora dividiamo gli uomini e perlustriamo l’intero corso del torrente partendo dai lati opposti.

 

Il giovane vicesceriffo accoglie gravemente le parole dello sceriffo.

 

SCERIFFO (con un sospiro)

Meglio procedere cominciando dall’ipotesi più brutta. Se è finita nel precipizio con Sarah ed è stata portata via dalla corrente allora la troveremo a qualche miglio da qui, se è rimasta impigliata in uno dei cespugli durante la caduta è probabile che si trovi qui vicino, invece.

In entrambi i casi, temo che difficilmente ci sia stato un altro miracolo oggi.

 

Jesse si allontana, quasi infastidito dal realismo dello sceriffo. Lo vediamo allontanarsi portando due uomini del gruppo con sé. Stacco.

 

Campo lungo sulla scarpata.

La gola in cui scorre il torrente è completamente immersa nel buio, nel quale vediamo apparire e comparire le luci delle torce degli uomini alla ricerca di Melissa.

 

Con uno stacco siamo su Jesse, inquadrato di spalle mentre procede nel torrente con l’acqua che gli arriva fin quasi ai fianchi.

Primo piano del vicesceriffo che alza la lanterna davanti a sé, illuminando la vegetazione circostante. Deglutisce a vuoto. Attraverso la sua soggettiva vediamo il corpicino immobile di Melissa, che giace in acqua, trattenuto dai rovi.

Jesse le si avvicina.

La scena si fa ancora più buia, mentre si china sul corpicino senza vita.

Con gli occhi umidi, l’uomo la raccoglie delicatamente tra le braccia.

Stacco.

 

Inquadrato dall’alto, il gruppetto degli uomini fa silenziosamente ritorno a Pawnee Bluffs

Lo sceriffo conduce il gruppo, al suo fianco c’è Jesse, col corpo di Melissa accanto a lui sulla sella.

 

Con un campo lungo vediamo andar loro incontro Samuel, l’uomo di colore alle dipendenze di Lillard.

Scambia qualche parola che non udiamo con lo sceriffo e Jesse, poi con affetto preleva il corpo della ragazzina e lo posa su un calesse, sistemandole con cura le vesti e i capelli fradici.

 

Stacco sul primo piano di Jesse.

 

Sulla stessa inquadratura ritroviamo Jesse in un saloon. Tiene in mano un whisky, che sorseggia pensieroso. Si volta, raggiunto dall’anziano sceriffo.

 

SCERIFFO

Sono stato a casa dei Lillard. Le condizioni di Sarah non sembrano essere critiche, anche se è ancora priva di sensi. E’ un miracolo, dopo quella caduta.

 

Jesse si volta, riprendendo per la prima volta colore in viso.

 

SCERIFFO (continuando)

Ma ti consiglio ugualmente di non andarci, Lillard è pazzo di dolore e rabbia.

 

JESSE (a testa bassa)

E Melissa?

 

SCERIFFO

Ho parlato col dottor Peabody, pare che la piccola sia morta senza soffrire: nella caduta dal burrone le si è spezzato il collo.

 

JESSE (finendo tutto d’un fiato il suo whisky)

E’ stata per colpa mia, Morgan…

 

SCERIFFO

Si può sapere che diavolo dici, ragazzo?

 

JESSE

Stamattina Sarah aveva nuovamente litigato con suo padre a causa mia… continua a non volere il nostro fidanzamento, così lei è scappata di casa su tutte le furie…

 

SCERIFFO

Finiscila di dire idiozie, Jesse. E’ stato un incidente, in alcun modo può essere stata colpa tua, anche se fossi stato sul calesse con lei…

 

JESSE (pensieroso)

Sì, ma c’era Melissa… e questa è una cosa che non riesco a spiegarmi…

 

SCERIFFO

Spiegati meglio…

 

JESSE

Melissa ha seguito Sarah dopo che questa è andata via di casa, spingendo i cavalli al galoppo.

Ma se Sarah è riuscita a fermare i cavalli una prima volta, permettendo a Melissa di salire sul calesse, non riesco a capire come possa averli di nuovo frustati tanto da averli spinti a correre al punto tale di…

 

SCERIFFO (interrompendolo)

Ora è meglio che tu vada a riposare, Jesse, hai una faccia che fa spavento. Domani ci sembrerà tutto più chiaro.

 

Detto questo, lo sceriffo si allontana lasciando solo Jesse. Stacco.

 

Il vicesceriffo è supino sul suo letto, con la sola biancheria indosso.

Immerso nei suoi pensieri, ha lo sguardo fisso su una macchia del soffitto.

 

Con un flash rivediamo il viso della giovane Sarah priva di sensi all’interno del calesse.

 

Jesse si alza sbuffando, si avvicina alla finestra e guarda fuori.

Attraverso il suo sguardo vediamo una villetta in fondo alla strada, le cui luci sono tutte accese.

Si tratta dell’abitazione del dottor Peabody.

 

Con uno stacco siamo all’esterno di questa casa: vediamo Samuel seduto sotto al portico, a poca distanza da lui c’è Lillard con una bottiglia di whisky in mano e un’espressione distrutta in viso.

La Mdp si avvicina a una finestra a piano terra dalle tendine appena scostate: distesa su un letto, come immersa in un profondo sonno, c’è Sarah ricoperta di lividi che respira regolarmente.

Dissolvenza in nero.

 

Dissolvenza in apertura sull’ormai noto paesaggio in cui è avvenuto l’incidente.

 

Sentiamo “I won’t shed a tear”, di Mark Isham.

http://www.youtube.com/watch?v=nbgC9jGyOuo&feature=mh_lolz&list=FLWbpn6aoG3lehDaCKtgSJoA

 

 

Sono le prime luci dell’alba e noi vediamo Jesse, in lontananza, mentre percorre nuovamente il terreno prima della scarpata.

 

Ad un tratto lo vediamo fermarsi e avvicinarsi ai resti del calesse di Sarah.

Da qui, con gli occhi fissi sul terreno, l’uomo si allontana seguendo un solco, tracciato dall’asse del calesse privo di ruota.

A poca distanza la Mdp inquadra la ruota stessa ridotta a pezzi.

 

Primo piano di Jesse.

 

Con un breve flash  rivediamo il  grosso sasso, contro il quale va a impattare il calesse.

Una ruota si schianta rumorosamente, facendo ribaltare l’intero veicolo, in una direzione che però si allontana anziché avvicinarsi alla scarpata.

 

Scuro in volto, il vicesceriffo continua a studiare il terreno, allontanandosi.

Vediamo, con lui, le tantissime tracce lasciate la sera prima dai soccorritori.

Ma l’attenzione di Jesse è attirata da un gruppo di cespugli intorno ai quali ci sono numerose tracce di cavalli. Oltre a quelle sembrano esserci anche le tracce lasciate dagli speroni di due uomini.

 

Il vicesceriffo segue le tracce dietro i cespugli, scoprendo segni di lotta e un brandello di stoffa impigliato tra i rovi. Jesse lo raccoglie e lo studia da vicino, sempre più teso in viso.

E’ un brandello della biancheria di Sarah.

 

Con le mani strette a pugno, Jesse alza lo sguardo e ricostruisce attraverso le tracce l’intera scena, che noi vediamo con lui.

 

Vediamo un uomo alto e barbuto scendere di sella e prendere in braccio Sarah, portandola lontano dalla strada, dietro un riparo di rocce e cespugli.

 

Primo piano di un altro uomo, meno giovane, che rimane coi cavalli a sorvegliare la strada.

 

Vediamo, tra i cespugli, alcuni rovi spezzati e tracce di lotta.

 

L’uomo barbuto ha posato a terra la ragazza con le gonne completamente alzate. Con un ghigno, comincia a slacciarsi la cintura dei calzoni. Particolare ravvicinato della sua mano tozza che risale lentamente l’interno coscia della giovane.

Sarah si scuote e riapre gli occhi. Dopo lo smarrimento iniziale, la ragazza reagisce terrorizzata cercando di chiudere le gambe e di scalciare via il suo aggressore.

 

Primo piano del vicesceriffo Jesse Marks, madido di sudore.

Dettaglio del brandello di stoffa stretto tra le sue mani.

 

L’uomo barbuto colpisce la ragazza con un forte ceffone al viso, ma Sarah continua a opporre resistenza: strisciando, indietreggia fino a finire nel cespuglio. I rovi le graffiano braccia e gambe e le sue stesse vesti si impigliano in alcuni rami.

L’uomo le è di nuovo addosso, sorride nuovamente in modo sadico, mentre la afferra per i capelli e la tramortisce dandole un pugno in pieno volto.

 

Vediamo l’uomo di guardia, che continua a controllare la strada mentre sentiamo provenire da dietro i cespugli fruscii e grugniti sommessi.

 

Jesse si passa una mano sul viso, mentre nauseato continua a fissare le tracce e il pezzo di stoffa che ha tra le mani.

 

L’uomo barbuto si solleva dal corpo immobile di Sarah, che giace a terra in posizione scomposta.

Con aria soddisfatta, si rimette a posto le braghe ed esce dai cespugli.

 

A dargli il cambio c’è il suo socio, finora rimasto a fare la guardia.

 

La Mdp stacca sul volto gonfio della giovane violentata.

 

Seguendo le tracce, il vicesceriffo esce in fretta dai cespugli portandosi di nuovo in mezzo alla strada.

 

Un uomo ci afferra e ci tira giù dalla sella, mentre sentiamo delle grida disperate.

E’ la soggettiva della piccola Melissa, poi colpita dall’uomo con un forte pugno.

 

Attraverso la soggettiva di Jesse riusciamo a scorgere anche noi delle piccole tracce (quelle di Melissa) che improvvisamente scompaiono dalla strada polverosa.

 

Melissa si dimena, urla e scalcia con tutte le sue forze. Ma l’uomo rafforza la stretta e la getta giù dalla scarpata. Con un breve stacco vediamo la stessa scena ripetersi con Sarah, gettata nel burrone mentre è ancora priva di sensi.

 

La Mdp torna su Jesse, sconvolto, in piedi a poca distanza dalla scarpata.

Dalla sua soggettiva la profondità sembra ancora maggiore, mentre tutto comincia a girarci intorno vorticosamente.

 

La musica in sottofondo si spegne.

 

All’improvviso Jesse si piega in due e vomita.

La Mdp gli si allontana.

Stacco sul sole, che ora è alto nel cielo. E brucia.

 

La strada principale di Pawnee Bluffs è un via vai di uomini affaccendati che preparano armi, cavalli e viveri per quella che ha tutta l’aria di essere una spedizione.

 

Su questa strada affaccia l’ufficio dello Sceriffo, nel quale l’uomo di legge Morgan Keogh passeggia nervosamente su e giù.

 

In piedi dinanzi a lui c’è Jesse, dall’espressione determinata.

 

SCERIFFO

Ma sei proprio sicuro? Non puoi esserti sbagliato?

 

JESSE

Nossignore. Ho trovato il punto preciso dove… dove le hanno usato violenza. Inoltre le ragazze non sarebbero potute cadere nel precipizio se non vi fossero state buttate.

 

SCERIFFO

Forse scappavano, forse si sono buttate loro, forse sono inciampate in un tentativo di fuga…

 

JESSE (nervoso)

No, sceriffo: nessuno si getta in un precipizio profondo più di20 metri!

(poi, più calmo)  Morgan, vorrei tanto anch’io che non fosse così, ma quando andremo lì all’inizio della loro pista, potrai vedere tu stesso, esaminando il terreno.

 

Primo piano dello sceriffo, che annuisce lentamente.

 

SCERIFFO

Hai preparato un cavallo fresco pronto per partire?

 

JESSE (annuendo)

Sissignore, e anche quanto può servire per una spedizione di cinque uomini di una settimana: c’è un cavallo da soma carico di viveri, munizioni e coperte… Se verranno più di cinque volontari porteranno loro qualcos’altro…

 

Lo sceriffo annuisce nuovamente ed esce fuori dall’Ufficio, seguito silenziosamente da Jesse.

Ad attenderli c’è già un gruppetto di uomini, tra cui riconosciamo Samuel e altri mandriani dipendenti di Lillard.

 

JESSE (a Samuel)

Verrà anche il signor Lillard?

 

SAMUEL

Avrebbe voluto, ma gli ho parlato io e, non so come, ma sono riuscito a convincerlo che in questo momento la signora Lillard e Sarah hanno più bisogno di lui.

 

JESSE (avvicinandoglisi, confidenzialmente)

E per quello che riguarda me cosa mi dici? Pensi che Sarah possa e voglia vedermi prima che partiamo?

 

SAMUEL

La ragazza non ha ancora ripreso i sensi, Jesse, ma il dottore dice che si ristabilirà completamente. Dice anche che è miracoloso come la ragazza sia uscita quasi completamente illesa da quella terribile caduta…

 

Jesse sembra essere finalmente un po’ più sollevato.

 

SAMUEL

E’ il vecchio Lillard il problema, sicuramente ora non ti permetterà di avvicinarti a lei.

Meglio rimandare al nostro ritorno, quando torneremo con quei due farabutti che hanno fatto del male alle sue bambine.

 

Jesse annuisce silenziosamente.

 

Nel frattempo vediamo che lo sceriffo ha radunato attorno a sé gli uomini: sono quasi una dozzina.

 

SCERIFFO (stentoreo)

Alzate la mano destra!

 

Gli uomini ubbidiscono, anche se impazienti.

 

SCERIFFO

Giurate voi di difendere le leggi dello Stato e della Contea con la massima devozione?

 

UOMINI (all’unisono)

Lo giuriamo!

 

SCERIFFO

Questo giuramento vi impegna a fare quello che io vi ordinerò.

(poi, alzando la voce) Quindi non ci saranno linciaggi. E’ chiaro?

 

La Mdp passa in rassegna i volti dei presenti.

C’è un attimo di silenzio, seguito da un mormorio diffuso.

 

Primo piano di Jesse.

 

Lo sceriffo si allontana, preferendo non approfondire.

Lo vediamo salire in sella al suo cavallo, imitato poco dopo da Jesse e da tutti gli uomini della spedizione.

 

Con uno stacco rivediamo l’intero corpo di spedizione mentre si allontana al piccolo galoppo dalle case di Pawnee Bluffs.

Vediamo il sole all’orizzonte e le figure degli uomini a cavallo, via via più lontane, avvolte da una nuvola di polvere. Stacco.

 

Inquadratura stretta sui cespugli dai rami spezzati.

Vediamo Jesse, in piedi accanto allo sceriffo, chino a esaminare le tracce e i cespugli.

 

L’anziano uomo si rialza, scuro in viso.

Jesse prende dalla tasca il brandello delle vesti di Sarah e lo passa allo sceriffo.

 

JESSE

Questo l’ho trovato proprio qui, impigliato tra i rami più bassi.

 

Lo sceriffo esamina per un attimo il piccolo pezzo di stoffa.

 

JESSE

Le tracce… i rami spezzati… il brandello di stoffa e tutte quelle cose che non tornano…

Allora, pensi di aver visto abbastanza?

 

Lo sceriffo fissa Jesse per qualche istante, poi guarda il gruppetto di uomini che li attende a una certa distanza, al di là dei cespugli.

 

SCERIFFO (molto serio)

Li prenderemo e li riporteremo indietro, Jesse.

Ma voglio che abbiano un processo; saranno impiccati di sicuro, ma lo saranno legalmente.

Non voglio esecuzioni sommarie nella mia città, né tantomeno voglio che tu pensi di farti giustizia con le tue mani, mi sono spiegato?

Se non sei nella condizione di potermi promettere questo, puoi pure tornare subito indietro, io capirò.

 

I due si fissano per qualche istante.

 

JESSE (sostenendo lo sguardo dello sceriffo)

Non voglio ammazzarli io, saranno giudicati dalla Legge.

 

SCERIFFO

Bene. Allora non ci resta che risolvere questa dannata faccenda.

(Poi, teso) Jesse, lo sai meglio di me che ora purtroppo dovrò chiamare gli uomini e fargli vedere le tracce e il pezzo di stoffa in modo che la loro testimonianza possa essere utilizzata in processo…

 

Jesse annuisce lentamente e si allontana dai cespugli.

Richiamati dallo sceriffo, gli uomini della spedizione gli si avvicinano.

 

Rosso di rabbia, il giovane vicesceriffo reprime un gesto di stizza.

 

Vediamo attraverso la sua soggettiva gli uomini del gruppo che, scuri in viso, osservano le tracce e il brandello delle vesti di Sarah.

 

Primo piano di Samuel: l’anziano uomo di colore apprende con orrore quanto è successo alle figlie del suo padrone.

 

Con uno stacco passiamo alla scena successiva, con gli uomini rimessisi in marcia sotto la guida dello sceriffo e di Jesse.

 

Nessuno parla, mentre la Mdp dissolve in nero sul viso del giovane uomo di legge.

 

Dissolvenza in apertura sulla figura di Reuben Lillard, seduto nel salotto del dottor Peabody.

 

Nella stanza entra la signora Lillard, una donna di mezza età molto magra (Patricia Clarkson).

 

 

Suo marito alza il capo, incrociando il suo sguardo.

 

MRS. LILLARD

Come sta, Sarah?

 

LILLARD (alzandosi)

E’ un miracolo che sia ancora viva.

 

La porta si apre nuovamente ed entra un uomo anziano, con occhialini e pochi capelli brizzolati.

E’ il dottor Peabody (Jeffrey De Munn).

 

 

PEABODY (cordiale)

Buongiorno, signora Lillard. 

 

MRS. LILLARD

Buongiorno, dottore. Come sta Sarah?

 

Il medico guarda prima il padre della ragazza, poi la signora.

 

PEABODY

Ho una buona notizia, la ragazza si è da poco svegliata e vuole vedere proprio lei, signora.

 

LILLARD (al medico, con irruenza)

Da quanto tempo si è svegliata? E Perché non me l’ha detto?

Entrerò anch’io!

 

PEABODY (con calma e fermezza)

Si calmi, signor Lillard, la ragazza è molto debole… ha da poco ripreso i sensi ma mi ha chiesto di parlare da sola con sua madre, adesso.

 

Lillard si allontana contrariato, ma senza insistere ulteriormente.

La signora Lillard, preoccupata in viso, fa ingresso nella stanza della ragazza, chiudendo delicatamente la porta dietro di sé.

 

Rimasto fuori, il dottor Peabody assume un’espressione contrita mentre sentiamo provenire dall’altra stanza le voci ovattate di Sarah e di sua madre e, poco dopo, i singhiozzi della ragazza.

 

Stacco.

 

Vediamo inquadrata la sommità di un crinale. Nell’inquadratura vediamo comparire Jesse sul suo cavallo, seguito dallo sceriffo e dagli altri uomini della spedizione.

Il tramonto stampa le loro lunghe ombre sul terreno brullo che li circonda.

 

La Mdp si avvicina al giovane, che prosegue impassibile guardando il terreno dinanzi a sé.

Ad un tratto Jesse indica qualcosa, tendendo il braccio.

 

Lo sceriffo segue il ragazzo, mentre questi si precipita verso le tracce di un improvvisato accampamento. Insieme a lui vediamo quel che resta di due scarni giacigli e il terreno circostante, pieno di impronte.

 

SCERIFFO (esaminando)

Queste tracce sono recenti… avranno un vantaggio non superiore alle quattro ore.

Se continuiamo così prima di notte li raggiungeremo. Non sembrano uomini in fuga, ma quasi due in gita di piacere…

 

JESSE (con stizza)

I due bastardi sono troppo sicuri di sé, sicuri che entrambe le ragazze siano morte e che sia stata creduta la storia dell’incidente.

 

Nel frattempo gli altri uomini si sono avvicinati, in tempo per sentire le parole dello sceriffo e di Jesse.

 

SCERIFFO (montando a cavallo)

Avranno una bella sorpresa, allora.

 

Anche Jesse sale di nuovo in sella.

Come in seguito a un ordine silenzioso, l’intero gruppo si rimette subito in marcia.

 

La Mdp si alza, seguendoli a una certa distanza.

 

Con alcune dissolvenze vediamo gli uomini della spedizione procedere, mentre il sole tramonta e lascia il posto al chiarore pallido della luna. Li vediamo attraversare e ridiscendere altre colline, fino a percorrere una vallata pianeggiante.

 

Ad un tratto lo sceriffo dà a tutti il segnale di fermarsi.

Da lontano vediamo gli uomini che tolgono le selle ai cavalli per farli riposare.

 

SCERIFFO (a voce alta)

Potete mangiare, ma non accendete fuochi!

 

Obbedendo all’ordine dello sceriffo, gli uomini si sistemano dove possono, prendendo dalle loro sacche scatolette di fagioli e pezzi di carne secca.

 

Lontano dal resto del gruppo, c’è Jesse in piedi che fissa il paesaggio buio intorno a loro.

 

SCERIFFO VFC (avvicinandoglisi)

Tranquillo, Jesse. Presto li prenderemo, la loro pista dovrebbe risalire a non più di un’ora fa.

 

JESSE

Mi domando che faccia abbiano.

 

Lo sceriffo fissa Jesse.

 

JESSE (continuando)

Dovrebbero sembrare dei mostri, ma scommetto che non sarà così.

Scommetto che avranno facce comuni, di quelle che s’incontrano tutti i giorni.

 

SCERIFFO

Probabile. Quasi sicuramente saranno degli sbandati che vagabondano da una città all’altra.

E debbono essere anche degli stupidi, altrimenti non avrebbero fatto quello che hanno fatto… Di sicuro sono individui senza alcuna morale: se non li prendiamo continueranno a uccidere e a fare del male.

 

Jesse ascolta con gravità le parole dello sceriffo.

 

JESSE (preoccupato)

Mi chiedo: cosa succederà se dovessero essere assolti?

E se per il giudice non sarà abbastanza la testimonianza di Sarah?

 

SCERIFFO (sicuro)

Non succederà, Jesse.

 

JESSE (voltando la testa in un’altra direzione)

Da uomo di legge nutro la tua stessa convinzione, ma da quando è cominciato tutto questo non faccio altro che chiedermi che senso ha prendersi tanta fatica per acciuffarli e processarli quando si sa già che dovranno morire…

 

SCERIFFO (calmo)

Perché non farlo sarebbe un linciaggio. Una giuria li può giudicare colpevoli e un giudice può condannarli a morte, ma né il giudice né la giuria giudicheranno mai se stessi dei criminali, per il semplice fatto che hanno applicato la Legge. Un linciaggio, invece, trasformerebbe tutti noi in criminali.

 

Lo sceriffo si allontana, senza dire altro.

Jesse si volta a guardarlo, mentre sella nuovamente il proprio cavallo e ordina a tutti di riprendere la marcia.

 

Stacco.

 

E’ ancora più buio.

Vediamo gli uomini della spedizione costeggiare le rive di un torrente, poi proseguire fino a ritrovarsi sulla sommità di una piccola collina.

 

Lo sceriffo scende da cavallo ed esamina più da vicino la pista.

Con un campo lungo lo vediamo dare agli uomini un ordine che non sentiamo.

Gli uomini alle sue spalle si sparpagliano.

 

Osservato da Jesse, lo sceriffo si avvicina alla sella e prende qualcosa.

Un cannocchiale, che si avvicina all’occhio destro, stendendosi per terra.

 

SCERIFFO (serio, mormora)

Proprio come pensavo. I due farabutti sono accampati poco qui sotto!

 

Detto questo, lo sceriffo cede il cannocchiale a Jesse, in attesa.

 

Attraverso la soggettiva di Jesse inizialmente vediamo solo la vegetazione fitta e scura, poi notiamo un debole fuoco, acceso in mezzo a una piccola macchia d’alberi. Non riusciamo a scorgere gli uomini che vi sono accanto, ma notiamo a poca distanza due cavalli legati e dissellati.

 

Jesse abbassa il cannocchiale, visibilmente impaziente.

 

SCERIFFO (a Jesse)

Tu rimani qui con metà degli uomini e bada a tenerti fuori di vista;

io e gli altri li circondiamo. Vedi quel grosso pino sul crinale?

Ti farò un segnale da lì e tu allora piomberai loro addosso;

così se cercheranno di scappare a monte o a valle potrai tagliargli la strada.

 

Jesse annuisce.

 

Lo sceriffo dà rapidamente istruzioni ad alcuni uomini, che lo seguono scendendo lentamente giù dal crinale. L’altra metà degli uomini rimane con Jesse.

 

C’è gran silenzio.

Jesse prende di nuovo il cannocchiale.

Attraverso di esso vediamo lo sceriffo e il suo gruppetto, che si piazzano a poca distanza dalla macchia di alberi, disponendosi a ventaglio. Lo sceriffo alza la mano. E’ il segnale.

 

Jesse ripone il cannocchiale e sale in fretta a cavallo.

Con un silenzioso gesto della mano, ordina agli uomini di seguirlo verso il bivacco, esattamente alla parte opposta in cui si trovano lo sceriffo e i suoi. Stacco.

 

Inquadratura ravvicinata del fuoco acceso, che crepìta lentamente.

Accanto ad esso ci sono l’uomo barbuto e quello stempiato.

 

Quello stempiato, meno giovane, canticchia qualcosa a mezza voce.

L’uomo con la barba improvvisamente gli mette una mano sul braccio, zittendolo.

 

Shhhh!

 

UOMO PIU’ ANZIANO

Cosa diavolo c’è?

 

UOMO CON LA BARBA

C’è qualcuno… al di là di quegli alberi!

 

L’uomo indica un punto, in direzione del quale ci sono appostati gli uomini guidati dallo Sceriffo.

 

Attraverso la soggettiva di Jesse, vediamo i due uomini uscire allo scoperto e dirigersi di corsa verso i cavalli.

 

Jesse e i suoi spronano i cavalli e subito gli sono addosso.

 

I due uomini, sorpresi, portano la mano alla pistola.

 

JESSE (con voce tagliente)

Slacciate i cinturoni! Sarà meglio per voi che ubbidiate, perché non avete scampo: siete circondati!

 

I due obbediscono, lasciando cadere a terra i cinturoni con le pistole.

 

JESSE VFC

Ora tornate verso il campo!

 

I due fuggitivi, senza protestare, si riavvicinano al fuoco, mentre Jesse e i suoi scendono di sella.

 

UOMO PIU’ ANZIANO

Si può sapere cosa volete?

 

JESSE (ormai molto vicino, con la pistola spianata)

Siete in arresto, per violenza e omicidio!

 

I visi dei due impallidiscono.

 

UOMO CON LA BARBA (facendo un sorriso)

Ma che cazzo dite… non abbiamo toccato nessuno, noi!

 

Jesse stringe più forte la pistola, con gli occhi ridotti a una piccola fessura.

 

Vediamo lo sceriffo spuntare dietro le spalle dei due criminali.

Col fucile in pugno li obbliga a girare il capo.

 

Sul collo dell’uomo barbuto distinguiamo chiaramente tre profondi graffi, lunghi circa 5 centimentri.

 

Primo piano di Jesse.

 

Breve flash: impigliata nei cespugli, Sarah si difende come può cercando di tenere lontano il suo aggressore. Questi si abbassa su di lei cercando di leccarla sul viso, lei lo graffia velocemente al collo, ottenendo come reazione un altro violento ceffone.

 

Improvvisamente Jesse lancia un grido rabbioso e si lancia sull’uomo barbuto.

Lo getta a terra, colpendolo con due pugni, dopodiché gli stringe le mani al collo.

Il prigioniero comincia a scalciare e a dibattersi, col viso che diventa violaceo.

 

Sentiamo esplodere un ruggito attorno a loro.

Sono le voci degli uomini che stanno assistendo alla colluttazione.

Poi alcune mani afferrano Jesse, cercando di tirarlo via dall’uomo.

 

Jesse non lascia la presa e anzi vediamo gli altri uomini scagliarsi anche loro sui due appena catturati. Il fuggitivo meno giovane viene preso a calci e pugni.

 

Tale caos è interrotto da uno sparo improvviso.

Il ruggito cessa. Lo stesso Jesse, ansimante, lascia il collo dell’uomo e si volta.

 

In piedi,in mezzo alla folla c’è lo sceriffo con in mano un fucile fumante.

 

Primo piano di Samuel, anche lui sporco e ansimante.

 

Gli uomini si allontanano dai due criminali. L’uomo barbuto si mantiene il collo, tossendo furiosamente. L’altro è a terra, piegato in due dal dolore.

 

E’ tornato un silenzio surreale.

 

SCERIFFO (arrabbiato)

La prossima volta sparerò in mezzo a voi! Dannazione, nessuno lincerà i prigionieri!

Li porteremo a Pawnee Bluffs perché abbiano un regolare processo!

 

Sembra che nessuno abbia il coraggio di fronteggiarlo, poi si fa avanti un uomo di mezza età, alto e magro.

 

UOMO MAGRO

No, sceriffo! Vogliamo quegli uomini: li abbiamo già processati quando abbiamo visto dov’è successo! Se li riportiamo a Pawnee Bluffs la città sarà spaccata in due e voi questo lo sapete bene. Meglio farli fuori qui!

 

VOCI DALLA FOLLA

Ha ragione Fothergill! Tirate fuori le corde!

 

Primo di Jesse, scuro in viso.

 

Attraverso la sua soggettiva vediamo lo sceriffo, deciso ma anche preoccupato.

 

Jesse estrae la pistola e si affianca allo sceriffo.

 

JESSE (duro)

Ti conviene farti indietro, Fothergill.

 

C’è un mormorio di sorpresa tra i presenti. Lo sceriffo osserva Jesse con fiducia.

 

SCERIFFO

Conviene a tutti voi farvi indietro e desistere dalle vostre intenzioni. Lasciate quegli uomini: stanotte li legheremo e domani li porteremo a Pawnee Bluffs.

 

FOTHERGILL (pallido, a  Jesse)

Per amor di Dio! E’ stata la tua ragazza quella che hanno..

 

JESSE (impassibile)

Fa’ quello che ha detto lo sceriffo.

 

FOTHERGILL (tornando tra la folla, con un gesto di stizza)

Al diavolo!

 

SCERIFFO (ai due criminali)

Venite qua, voi due.

 

Né Jesse né lo sceriffo mettono giù le proprie armi, mentre gli uomini lasciano andare i due prigionieri, pallidi e tremanti.

 

SCERIFFO (indicando alcuni uomini)

Voi, legateli, poi preparerete i fuochi e mangeremo.

 

Quattro uomini  si fanno avanti e cominciano a legare i prigionieri al tronco di un albero.

Stacco.

 

Dettaglio ravvicinato di una padella sul fuoco. E’ piena di pancetta che sfrigola.

Jesse è seduto accanto alla sceriffo. Gli riempie un piatto e glielo porge.

 

Lo sceriffo è molto silenzioso. Comincia a mangiare, mentre fissa attentamente i prigionieri legati.

 

Un uomo della spedizione passa accanto a loro e, nel farlo, molla un calcio al prigioniero con la barba. Lo sceriffo fa finta di non vedere, girandosi dall’altra parte.

 

JESSE VFC

Fermare Reuben Lillard non sarà così facile.

 

SCERIFFO (voltandosi a guardare Jesse)

Lo so.

 

JESSE

Avreste sul serio premuto sul grilletto?

 

Lo sceriffo fa un mezzo sorriso.

 

SCERIFFO

Non lo so. Come diavolo si può sapere una cosa del genere prima che venga il momento?

Forse se mi avessero assalito in massa avrei premuto il grilletto, sì.

E tu, avresti sparato a Fothergill?

 

Jesse fissa a sua volta lo sceriffo, senza dare una risposta.

 

PRIGIONIERO VFC

Sceriffo!

 

Lo sceriffo si volta.

 

SCERIFFO (brusco)

Che c’è?

 

A parlare è stato il prigioniero con la barba.

 

UOMO CON LA BARBA

Non potremmo mangiare qualcosa anche noi?

 

Tutti gli uomini della spedizione si sono girati a guardare lo sceriffo.

 

SCERIFFO (alzandosi e avvicinandosi ai prigionieri, a voce più bassa)

Se fossi in voi starei con la bocca ben chiusa finchè non fossi al sicuro in cella.

Siamo riusciti a evitare un linciaggio una volta, ma questo non vuol dire che una seconda volta ci riusciremmo ancora.

 

Jesse è a poca distanza dallo sceriffo e sta sentendo tutto.

 

SCERIFFO

Come vi chiamate?

 

UOMO CON LA BARBA

Io mi chiamo Bert Johnson e il mio socio è Harris.

 

SCERIFFO (scettico)

Sono i vostri veri nomi?

 

JOHNSON

Certo che lo sono, non siamo mica banditi noi!

 

Coi pugni contratti per la rabbia, Jesse si allontana e torna accanto al fuoco.

 

SCERIFFO VFC

Da dove venite?

 

Da dove si trova Jesse sentiamo le voci dello sceriffo e del prigioniero ma non ne afferriamo le parole.

 

Attraverso la soggettiva di Jesse vediamo le fiamme del fuoco acceso.

 

Lo sceriffo nel frattempo si allontana dai due prigionieri.

 

SCERIFFO (ai suoi uomini)

Meglio che andiate a dormire. Domattina all’alba  ci dovremo rimettere in viaggio.

 

FOTHERGILL (mentre sta fumando, rivolto ai prigionieri)

E loro?

 

SCERIFFO

Loro sono a posto: sono legati e questa notte io e Jesse faremo la guardia a turno.

 

FOTHERGILL (sorridendo furbamente)

Per evitare che scappino o per evitare che succede loro qualcosa?

 

SCERIFFO (brusco)

Per tutt’e due le cose insieme. Ora andate tutti a dormire!

 

Lo sceriffo torna accanto al fuoco, sbuffando.

 

JESSE

Se non hai nulla in contrario, farò io il primo turno, Morgan.

 

SCERIFFO

D’accordo, non appena sarai stanco chiamami.

 

L’anziano uomo si alza e comincia a prepararsi un giaciglio per la notte.

Stacco.

 

Il cielo è buio e senza stelle. Pesanti nuvoloni le coprono, occultando anche la luna.

Davanti al fuoco acceso c’è Jesse, impegnato nel suo turno di guardia.

 

Lo sceriffo Keogh russa sommessamente.

 

Nell’intero accampamento c’è quiete.

 

Attaccati al solito tronco, ci sono i due prigionieri.

Il meno giovane dei due (Harris) fissa Jesse, mentre quello con la barba (Johnson) sembra essersi appisolato.

 

HARRIS (a Jesse, con voce roca)

Suppongo di non far nulla di male a chiedervi di allentarci un po’ le corde.

 

JESSE (impassibile)

Sì, fai qualcosa di male.

 

Così dicendo, il giovane vicesceriffo fissa a lungo e con astio il prigioniero, al punto da farlo girare dall’altra parte.

 

Tra gli uomini sdraiati a dormire, notiamo Samuel ancora sveglio.

L’anziano uomo di colore fissa Jesse con sguardo pietoso.

 

Jesse lo nota, poi abbassa la testa e torna a guardare il fuoco.

Primissimo piano dei suoi occhi scuri.

Stacco.

 

Sono le prime luci dell’alba.

Con un campo lungo dall’alto, vediamo l’accampamento che si ridesta e gli uomini che sellano i cavalli.I due prigionieri vengono slegati dall’albero e messi in sella a due cavalli, con le mani legate dietro la schiena.

 

Particolare della corda stretta forte intorno ai polsi di Johnson, che fa una smorfia di dolore.

Stacco.

 

Con alcune dissolvenze vediamo l’intera spedizione mentre fa ritorno, a marce sostenute, a Pawnee Bluffs.

I due prigionieri avanzano legati sulle loro cavalcature, entrambi tenuti con una corda da Jesse.

Lo sceriffo Keogh, armato di fucile, li scorta per evitare brutte sorprese.

 

Piove. L’intera atmosfera è greve.

Non c’è nessuno che parli, mentre tutti gli uomini della spedizione sono silenziosi e scuri in volto.

Stacco.

 

Ha smesso di piovere ed è quasi il tramonto.

La Mdp segue il gruppo, che è ormai alle porte di Pawnee Bluffs.

 

Qualcuno deve averli avvistati da lontano, avvertendo l’intera popolazione, perché vediamo – da lontano – la strada principale del paese affollata di cittadini in silenziosa attesa.

 

Lo sceriffo ha un’attimo di esitazione, mentre ferma il suo cavallo.

Poi riprende la marcia.

 

I prigionieri sono pallidi in viso.

Primo piano di Jesse, anche lui preoccupato.

 

Il gruppo entra nel paese e comincia a percorrere la Main Street.

All’improvviso tra la folla si levano forti grida, mentre vediamo uomini e donne lanciarsi tumultuosamente contro i prigionieri.

 

VOCI TRA LA FOLLA

Uccideteli! Impiccateli!

 

Lo sceriffo cerca Jesse con lo sguardo.

Il vicesceriffo sprona il suo cavallo e tenta di frapporsi tra i prigionieri e la folla.

 

Ad un tratto, non solo i prigionieri ma anche lo stesso Jesse e lo sceriffo sono bersaglio di un fitto lancio di pietre. Il cavallo del vicesceriffo si impenna, terrorizzato.

Nel frattempo lo sceriffo Keogh è colpito di striscio al capo da un sasso.

 

VOCI TRA LA FOLLA

A morte! Buttiamoli nel precipizio dove hanno buttato le ragazze!

 

La folla si stringe attorno a loro.

Vediamo i visi di uomini e donne completamente stravolti dalla rabbia.

 

Sentiamo un urlo di terrore.

Jesse si volta e vede che alcuni uomini sono riusciti a strappare Johnson di sella: il corpo del prigioniero cade al suolo, subito sommerso dalla folla inferocita.

 

Senza pensare, Jesse scende da cavallo e comincia a farsi largo tra la folla.

Il giovane vicesceriffo sposta un uomo, poi altri due, infine raggiunge il prigioniero.

 

JESSE

Basta, dannazione!

 

Jesse afferra Johnson per il colletto e cerca di rimetterlo in sella, ma è colpito anche lui ciecamente dalla folla.

Sentiamo un improvviso colpo di fucile, che per un attimo ferma tutti.

Lo sceriffo Keogh, con l’arma ancora fumante, tira a sé l’altro cavallo col terrorizzato Harris in sella. Anche Jesse approfitta della situazione, per risalire a cavallo col suo prigioniero.

 

In breve la folla si fa di nuovo minacciosamente sotto i prigionieri e i due uomini di legge.

 

Lo sceriffo estrae un frustino, col quale sprona il suo cavallo e comincia a farsi strada tra la folla, colpendo a caso la gente accalcata intorno.

 

Riesce ad aprirsi così un piccolo varco, nel quale si infilano anche il cavallo con Harris e quello con Jesse e Johnson in sella.

 

La folla li segue, mentre arrivano alla prigione e smontano da cavallo.

 

Lo sceriffo li fronteggia col fucile in mano, mentre Jesse apre la porta e fa entrare dentro i prigionieri.

 

Entrano subito anche lo sceriffo e il suo vice, mentre fuori esplode nuovamente la rabbia della gente. In mezzo alle loro grida sentiamo anche il pianto di qualche bambino e lamenti di donne.

 

Keogh sbatte la porta e tira il catenaccio.

 

I quattro uomini all’interno della prigione si guardano per un attimo in viso.

Sono tutti pallidi e sudati, mentre Johnson ha il sangue che gli cola sul volto.

 

Comincia un’altra improvvisa pioggia di pietre contro l’edificio della prigione.

Una colpisce la finestra, mandando in frantumi i vetri.

 

SCERIFFO (a Jesse)

Mettili in cella!

 

I due prigionieri seguono Jesse in fretta e senza fiatare.

Il vicesceriffo li spinge in fretta dentro la cella e chiude a chiave, per poi correre in fretta da Keogh.

 

Lo sceriffo è nel suo ufficio impegnato a ricaricare una doppietta.

 

JESSE (esterrefatto)

Gesù, non ho mai visto nulla di simile!

 

SCERIFFO

E ti auguro di non vedere altro simile a questo.

 

Lo sceriffo si avvicina prudentemente alla finestra, gettando uno sguardo fuori.

 

Il lancio di pietre è finito e la rabbia iniziale della folla sembra essere un po’ sbollita.

 

SCERIFFO (a voce alta, cacciando fuori la canna della doppietta)

Vi ordino di disperdervi subito!

 

La folla rimane immobile, anche se qualcuno comincia lentamente ad allontanarsi dall’assembramento.

Keogh fissa Jesse con aria esausta, mentre si toglie il cappello e si porta una mano alla tempia.

Lì dove c’è un rivoletto di sangue, ormai rappreso.

Stacco.

 

La strada all’esterno dell’ufficio dello sceriffo è tornata tranquilla.

Si è fatto buio.

 

Con uno stacco torniamo all’interno.

Nella cella i due prigionieri se ne stanno accucciati nell’ombra.

Nell’ufficio, Jesse e lo sceriffo sono seduti l’uno di fronte all’altro senza dir nulla.

 

Il giovane vicesceriffo sobbalza, mentre qualcuno batte violentemente alla porta.

 

SCERIFFO

Chi è?

 

VFC

Sono Lillard! Aprite questa maledetta porta!

 

Primo piano di Jesse, che si scuote nel sentire la voce del padre della sua ragazza.

 

SCERIFFO (avvicinandosi alla porta)

C’è qualcun altro con voi?

 

LILLARD (spazientito)

Nessuno! Volete aprire, si o no, dannazione?

 

Lo sceriffo prende il fucile e lo punta contro la porta.

 

SCERIFFO (a Jesse)

Apri e fatti da parte.

 

Jesse toglie il catenaccio alla porta e si fa da parte.

 

SCERIFFO

E’ aperto, entrate!

 

La porta si spalanca, lasciando entrare Reuben Lillard.

 

E’ armato di pistola, riposta però nel cinturone.

 

LILLARD (scuro in volto)

Voglio vederli! Voglio vedere che razza di sporchi animali sono.

 

SCERIFFO (calmo)

Va bene, Lillard, ma posate prima la pistola.

 

Senza protestare, Lillard si slaccia il cinturone e lo posa sulla scrivania dello sceriffo.

 

SCERIFFO

Devo anche perquisirvi…

Neanche stavolta Lillard protesta.

Lo sceriffo lo perquisisce velocemente, prima di rivolgere un cenno a Jesse.

 

SCERIFFO

Andate pure. Jesse, và con lui.

 

Jesse fa strada a Lillard, che lo segue trattandolo con indifferenza.

 

Davanti alla cella occupata, Lillard se ne sta immobile per un attimo.

Lo vediamo avvicinarsi ulteriormente e stringere le sbarre con le mani, così forte da far diventare le nocche bianche.

 

Primo piano dell’uomo e del suo sguardo carico d’odio.

 

Attraverso la sua soggettiva vediamo i due arrestati, che a loro volta lo guardano con aria interrogativa.

 

Lillard inspira profondamente, poi si scuote, si volta e fissa per un attimo Jesse con uno sguardo ugualmente ostile.

 

Poi lo vediamo voltarsi e tornare furiosamente dallo sceriffo.

Jesse lo segue.

 

LILLARD (impetuoso)

Li voglio, Morg!

Non voglio che si arrivi a un processo, non voglio che la mia bambina dica di fronte a tutti quello che le hanno fatto!

 

La Mdp passa dallo sceriffo a Jesse, dove si sofferma.

 

SCERIFFO (calmo, quasi comprensivo)

Mi dispiace, Reuben, ma non posso darteli.

 

Lillard stringe le mani a pugno.

 

LILLARD (deciso)

Ho detto che li avrò, Morg.

Non te li sto chiedendo, ti sto dicendo di darmeli, altrimenti ne subirai le conseguenze!

 

Senza scomporsi, lo sceriffo scuote lentamente il capo.

Poi prende la pistola di Lillard sulla scrivania, la scarica e la rimette nel cinturone, che porge all’uomo.

 

SCERIFFO

Cerca di calmarti.

 

Lillard strappa il cinturone dalle mani dello sceriffo e va alla porta.

Davanti alla porta chiusa si volta con uno sguardo furioso, poi senza dire altro, apre ed esce.

 

Jesse richiude la porta e tira il catenaccio.

Primissimo piano del suo viso contrito.

 

JESSE (allo sceriffo, voltandosi)

Tornerà.

 

SCERIFFO (annuendo)

E con lui torneranno anche tutti gli altri abitanti di Pawnee Bluffs.

 

Il giovane annuisce con preoccupazione, poi abbassa la testa.

 

SCERIFFO

Che c’è, vuoi andartene?

 

JESSE (quasi offeso)

No, sapete che non lo voglio! Ma che cosa potremo fare quando torneranno? Non vale la pena di uccidere qualcuno per salvare quei due.

 

SCERIFFO

La Legge deve essere difesa, a qualunque costo.

 

Jesse osserva lo sceriffo, interrogativo.

 

SCERIFFO (in primo piano)

Non credo di avertelo mai raccontato prima… ma nella mia carriera ho già assistito a un linciaggio.

Ho già visto come un linciaggio possa cambiare una città… la gente che vive in essa.

E non permetterò mai che accada qui a Pawnee Bluffs. A qualunque costo.

 

Lo sceriffo, pensieroso, prende dal cassetto la propria pipa e comincia a riempirla di tabacco.

 

 

SCERIFFO

Ma forse hai ragione: con Lillard sarà più dura che con gli altri, e non solo perché è il padre delle due ragazze…

 

Jesse fissa lo sceriffo con maggior interesse.

 

SCERIFFO

C’è della vecchia ruggine tra me e lui da tanto tempo… Quando arrivammo qui Lillard ed io non c’era niente, la città non era stata ancora costruita. Lillard abitava già qui, in una casa sulle colline, e possedeva un paio di centinaia di capi. Io avevo già girato mezzo West, ma avevo voglia di stabilirmi in un posto, così mi fermai qui e andai a fare il mandriano da lui.

 

JESSE (sorpreso)

Lavoravate per Lillard?

 

SCERIFFO (accende la pipa e comincia a fumare piano)

Rimasi con lui per quasi tre anni. Proprio in quel periodo cominciò a nascere la città.

Prima un ranch, poi un altro, poi le sempre più numerose carovane di passaggio. La gente crebbe di numero e cominciò a volere una città organizzata, con qualcuno che amministrasse la Legge e così scelsero me.

 

Uno sbuffo di fumo fuoriesce dalla pipa.

 

SCERIFFO (continuando, perso nei ricordi)

Reuben ed io eravamo amici. Poi venne Amanda… veniva dall’est e rimase qui per insegnare.

Sia Lillard che io ce ne innamorammo: la faccenda andò avanti per quasi un anno e credo che l’abbiamo chiesta in moglie la stessa settimana… Lei accettò me e da quel momento finì l’amicizia con Lillard.

 

Jesse segue con attenzione.

 

SCERIFFO (assumendo un’espressione triste)

Ma con Amanda durò appena un anno. Quel giorno passeggiavamo insieme per Bluff Street e successe proprio di fronte al negozio di Waite. Un paio di vagabondi uscirono dalla Banca col  bottino della loro rapina. Spinsi via Amanda orinandole di scappare via ma ci fu una sparatoria… e quando tutto fu finito, oltre a quei due in terra c’era anche Amanda, ferita a morte durante il conflitto a fuoco.

 

Lo sceriffo si ferma, ispirando profondamente.

 

SCERIFFO

Non era andata via, capisci? Era rimasta lì per non lasciarmi da solo, perché temeva per me...

 

JESSE (colpito)

Non avevo idea che sua moglie fosse morta così…

 

SCERIFFO

Non te ne ho mai parlato, ma dopo quello che è successo a Sarah credo che tu capisca quello che ho provato. Lillard… beh, diede la colpa a me, disse che se non avessi portato il distintivo non le sarebbe successo nulla… e probabilmente aveva ragione.

 

Dettaglio ravvicinato della stella di latta, appuntata sul petto dello Sceriffo Keogh.

 

JESSE

Credete che questa sia la ragione per cui non vuole che io e Sarah stiamo insieme?

 

SCERIFFO

La vedo molto probabile, figliolo. E’ un modo per proteggere da sua figlia da una vita che considera pericolosa… ma a quanto pare non è servito.

 

Jesse annuisce lentamente.

 

C’è qualche attimo di silenzio.

 

SCERIFFO (guardando con attenzione il suo vice)

Adesso cosa pensi di fare con Sarah? La vuoi ancora sposare dopo quello che le è successo?

 

JESSE (colpito dalla domanda)

Certo che sì! Perché non dovrei più volerla sposare? Che cosa è cambiato?

 

SCERIFFO (dispiaciuto)

Scusami, vorrei non aver detto quello che ho detto…

 

JESSE

Ma che cosa volevate dire?

 

SCERIFFO (sincero)

Beh, qualcuno potrebbe pensare che qualcosa è cambiato perché Sarah è stata violentata da due uomini e lei non dimenticherà quanto è accaduto anche se tu lascerai passare molto tempo…

 

JESSE (tagliando corto)

Insieme cercheremo di risolvere ogni possibile difficoltà.

 

SCERIFFO (in modo rassicurante)

Ce la farete senz’altro.

 

Jesse annuisce, poi si avvicina alla finestra.

Attraverso la sua soggettiva vediamo la strada, ormai tranquilla e vuota.

Seguiamo il suo sguardo che si spinge fino in fondo, in direzione della casa del dottor Peabody, che però non vediamo.

 

JESSE VFC

Quanto vorrei vederla…

 

Con uno stacco ci ritroviamo nell’interno buio e fumoso del piccolo saloon del paese.

 

Il locale è quasi pieno: il bancone è affollato di uomini che aspettano il proprio turno.

 

Seduto ad un tavolo c’è Lillard, in compagnia di Samuel.

 

SAMUEL

Che si fa, capo?

 

LILLARD (versandosi del whisky)

Non ho cambiato idea, se vuoi sapere questo. Sarah ne ha passate troppe perché possa andare in tribunale a dire quel che le hanno fatto quei cani.

 

L’uomo di colore annuisce gravemente.

 

SAMUEL

Keogh non ve li lascenderà prendere, capo.

 

LILLARD (alzando la voce)

Lo so, ma deve esserci un modo! (poi, prendendosi il viso tra le mani)

Dio, se solo non avessi avuto quella lite con Sarah!

 

Samuel fissa il suo principale con compassione.

 

LILLARD (con lo sguardo perso davanti a sé)

Dio, devono aver sbattuto contro tutte le pietre di quella dannata scarpata!

Se non avessi saputo che era Melissa non l’avrei nemmeno riconosciuta, la mia bambina…!

 

Lillard si copre nuovamente il viso con le mani, rimanendo immobile per qualche tempo.

 

Samuel gli riempie nuovamente il bicchiere.

 

SAMUEL

Signore, è inutile che vi torturiate…

 

Lillard allontana le mani, poi beve facendo una smorfia.

 

LILLARD

Che ore sono?

 

SAMUEL

Sono quasi le nove, perché non tornate a casa a riposare? Quante notti sono che non dormite?

 

LILLARD (scuro in viso)

Come potrei dormire, mentre gli assassini e i violentatori delle mie figlie respirano ancora?

 

Dettaglio ravvicinato del bicchiere di Lillard, che si riempie nuovamente di liquido ambrato.

Stacco.

 

Sentiamo il frinire dei grilli, mentre il vicesceriffo Jesse Marks percorre la silenziosa Bluff Street.

 

Lo seguiamo mentre si avvicina alla villetta a due piani, casa e ambulatorio del dottor Peabody.

 

Jesse si ferma per un attimo, immobile e titubante.

Poi si avvicina alla porta e tira il campanello.

 

Viene ad aprirgli una donna piccola dai capelli grigi.

 

JESSE

Signora Peabody, scusi il disturbo…

 

SIGNORA PEABODY (salutandolo con affetto)

Jesse Marks! Sei venuto a vedere Sarah?

 

JESSE (entra, levandosi il cappello)

Sì, signora, se è possibile…

 

SIGNORA PEABODY

Siediti che chiamo il dottore.

 

La donna esce dalla stanza. Jesse si siede su una sedia, con il cappello in mano.

 

Il giovane vicesceriffo si guarda attorno, notando solo ora la presenza della signora Lillard in un angolo.

 

JESSE (alzandosi di scatto)

Scusatemi, signora, non vi avevo vista!

 

MRS. LILLARD

Non preoccuparti, Jesse. Siediti.

 

JESSE (rimettendosi a sedere)

Come sta Sarah?

 

MRS. LILLARD

Il dottor Peabody dice che guarirà completamente anche se pare impossibile dopo una caduta del genere: Dio ha voluto risparmiare almeno una delle mie bambine.

 

Jesse annuisce silenziosamente.

 

MRS. LILLARD

Ho saputo che sei stato tu a ritrovare Melissa… Ti ringrazio.

 

Dicendo questo la donna comincia a piangere sommessamente.

 

JESSE (avvicinandosi a lei)

Sono addolorato, signora. Terribilmente addolorato. Melissa era per me come una sorellina più piccola…

 

MRS. LILLARD

Ho saputo anche che hai catturato gli uomini che gli hanno causato tanto male…

 

JESSE

Sì, signora, ero con quelli che li hanno catturati… Ora quei due sono in prigione.

 

La donna alza la testa e guarda benevolmente Jesse con gli occhi rossi e umidi di lacrime.

 

Il dottor Peabody entra nella stanza, schiarendosi la voce.

 

PEABODY

Ciao, Jesse.

 

Jesse si alza e stringe la mano al medico.

 

JESSE (ansioso)

Dottor Peabody… credete che Sarah… stia abbastanza bene da potermi vedere?

 

PEABODY

Penso di sì, anche se la povera ragazza è ancora sconvolta. Glielo dovrei chiedere.

 

JESSE

Grazie. Vi sarei obbligato se lo faceste.

 

Il dottor Peabody annuisce e sta per uscire dalla stanza.

 

JESSE

Guarirà?

 

PEABODY (voltandosi)

Sì, non ha ossa rotte, ma solo tagli e abrasioni che guariranno completamente.

Certo, bisognerebbe fare tutt’altro discorso per il suo stato mentale… Ha avuto un’esperienza terribile.

 

JESSE (abbassando il capo)

Sì, dottore. Lo so bene.

 

PEABODY

La sua faccia… beh, ha ancora dei brutti lividi ed è gonfia. Se ti dovesse fare impressione non farglielo capire.

 

JESSE

D’accordo.

 

Con uno stacco siamo nella stanza di Sarah.

La ragazza è sveglia e sembra attenta nell’udire le voci che provengono dalla stanza accanto.

Sentiamo infatti, ovattata e lontana, la voce di Jesse.

A questa si alterna quella del dottor Peabody.

 

La ragazza si mette a sedere nel letto, scostando una ciocca di capelli dal volto tumefatto.

Risentiamo la voce del medico, stavolta molto più vicino.

 

Poi la porta si apre e vediamo fare ingresso il dottore stesso, con uno sguardo particolarmente dolce.

 

PEABODY

C’è qualcuno che vuol vederti, Sarah…

 

SARAH

Jesse.

 

PEABODY

Proprio lui.

 

SARAH (scura in viso)

Dov’è stato finora? Perché ci ha messo tanto tempo a venire?

 

PEABODY (conciliante)

Cerca di capire… Jesse è il vicesceriffo. Lui e Morgan Keogh hanno guidato una posse sulle tracce di quei due…

 

SARAH

Li hanno presi?

 

PEABODY

Sì, sono in prigione adesso.

 

SARAH (con un sussulto)

Allora ha parlato con loro… Sa cosa mi hanno fatto…!

 

PEABODY

Lo sapeva già quando ha cominciato a seguire la pista.

 

SARAH (abbassando la testa)

Allora non voglio vederlo.

 

PEABODY

Perché?

 

SARAH (alzando la voce)

Sono un mostro e non voglio che mi veda così!

 

PEABODY

E’ il tuo fidanzato e non gli importerà se la tua faccia è piena di lividi.

 

SARAH

Non voglio vederlo!

 

PEABODY (con delicatezza)

Non sarà per quello che t’hanno fatto quegli uomini?

 

SARAH (alzando la testa, con sguardo ferito)

E se fosse?

 

PEABODY (rassicurante)

Per lui non ha alcuna importanza.

 

SARAH (con rabbia)

Non credete a quello che dite e neppure io lo credo: per qualsiasi uomo avrebbe importanza!

 

PEABODY

Perché non lo fai entrare e lo vedi tu stessa?

 

SARAH (con voce rotta)

No.

 

PEABODY VFC (mentre la ragazza comincia a piangere)

Sarah, dagli una possibilità di mostrarti i suoi sentimenti… E’ importante per te ed è importante per lui. Prima dimenticherai quello che è successo e più presto ti sentirai liberata da questa terribile esperienza.

 

Il viso di Sarah è rigato da grosse lacrime. Poi la ragazza nasconde il viso nel cuscino, piangendo e singhiozzando ancora più forte.

 

Fermo sulla soglia, il dottor Peabody guarda la ragazza con affetto.

Esce dalla stanza, lasciando entrare la madre della ragazza attraverso la porta socchiusa.

 

Torniamo da Jesse, in attesa nell’altra stanza.

Il ragazzo sente con tristezza il pianto soffocato di Sarah.

 

PEABODY

Mi dispiace, Jesse, ma non ti vuole vedere adesso.

 

Jesse annuisce lentamente, abbassando la testa.

 

PEABODY

La ragazza è ancora troppo scossa, abbiamo preferito non dirle ancora nulla di Melissa per non turbarla ulteriormente, ma presto comincerà a chiederci della sorellina…

Jesse alza la testa e inspira profondamente, carico d’angoscia.

 

PEABODY

Bisogna capire il suo stato d’animo, Jesse. Ha avuto un’esperienza umiliante e devastante.. in questo momento potrebbe anche sentirsi rovinata per sempre…

 

JESSE (indignato)

Ma non è stata colpa sua! Non capisco perché…

 

PEABODY

Naturalmente non è stata colpa sua, e non dovrebbe sentirsi come si sente, ma il punto della questione è che non può evitarlo: si sente come si sono sempre sentite le donne dopo aver subito violenza. Ma probabilmente riuscirà a superare questa crisi, dalle tempo!

 

JESSE (alzando la voce)

Perché probabilmente? Lo supererà senz’altro!

 

PEABODY

Lo spero proprio, è una ragazza sana e forte… e se avrà te al suo fianco…

 

JESSE (categorico)

Di questo non dovete avere dubbi.

 

La Mdp è fissa sulla porta della stanza di Sarah.

Dall’altra parte sentiamo provenire la voce delicata della signora Lillard e quella più forte e singhiozzante di Sarah.

 

Poi silenzio. La porta della camera si apre e vediamo uscirne la signora Lillard, con gli occhi lucidi.

 

MRS. LILLARD

Non vuole vederti, Jesse. Ha detto anche che non vuole vederti mai più, ma non è lei… è piena di rabbia e di vergogna, in questo momento. Ma sta’ tranquillo, lo supererà.

 

JESSE (affranto)

Va bene, signora, me la saluti lei.

 

Detto questo, il vicesceriffo esce in fretta dalla casa, con la porta che si richiude rumorosamente dietro le sue spalle. Stacco.

 

Jesse è immobile sotto il porticato di casa Peabody.

Chiude e riapre i pugni, reprimendo la rabbia.

Poi si porta una mano al viso e chiude gli occhi.

 

Quando li riapre vediamo venirci incontro Reuben Lillard, seguito da Samuel.

 

Il padre di Sarah, coi capelli scompigliati e l’espressione rabbiosa, si avvicina in fretta a Jesse e gli molla un cazzotto in pieno naso.

 

Il ragazzo non ha avuto nemmeno il tempo di difendersi: indietreggia stordito, poi cade a terra inciampando in una radice scoperta che fuoriesce dal terreno.

 

Lillard gli si avventa addosso con un verso feroce.

 

Jesse si asciuga il sangue che gli cola dal naso, mentre Samuel afferra il suo principale, tirandolo via da Jesse.

 

SAMUEL (ad alta voce)

Basta, capo, basta!

 

LILLARD (con voce leggermente impastata)

Accidenti a te, Samuel! Lasciami!

 

SAMUEL

Calmatevi, padrone. Picchiare Jesse non risolverà nulla!

 

Jesse si rialza, confuso e sconfortato.

 

LILLARD (un po’ più calmo)

Lasciami, ora sto bene.

 

SAMUEL

Capo…

 

LILLARD (con un ringhio)

Ho detto lasciami, Cristo Santo!

 

Jesse si toglie il fazzoletto dal collo e lo uso per tamponare il sangue dal naso.

 

LILLARD (puntandogli minacciosamente il dito contro)

Sta’ lontano da lei, intesi? Non ne sei degno! Stai proteggendo i suoi violentatori e io ti odio con tutte le mie forze, Jesse Marks!

 

Il giovane non risponde, ma sostiene lo sguardo infuriato di Lillard, stringendo i pugni.

 

SAMUEL (con sguardo implorante)

Jesse, per favore, vattene…

 

Jesse si allontana, seguito dallo sguardo astioso del padre di Sarah.

 

La Mdp segue per un po’ Jesse, che continua a tamponarsi il naso sanguinante.

 

Sentiamo un altro grido feroce di Reuben Lillard, simile a quello di un animale ferito.

 

Il giovane vicesceriffo si volta un attimo: con lui vediamo il dottor Peabody e la signora Lillard usciti fuori al portico, richiamati da tanto rumore.

 

Jesse riprende a camminare, ancora più abbattuto.

Stacco.

 

Il cielo è stellato e sgombro da nubi.

 

Jesse percorre Bluff Street, diretto verso la prigione.

Lo vediamo passare accanto al saloon aperto, dal quale non provengono né musica né canti.

L’intera strada è silenziosa.

 

Jesse saluta alcuni uomini fermi a parlare, a voce bassa, davanti a un emporio chiuso.

Nessuno di loro gli risponde.

 

Il giovane tira avanti, finchè non arriva alla porta della prigione e bussa.

 

Lo sceriffo gli apre, facendolo entrare.

 

SCERIFFO (notando subito il naso sanguinante)

Cosa t’è successo?

 

JESSE (sforzandosi di sorridere)

Un piccolo regalino di mio suocero.

 

Lo sceriffo fa una smorfia di disappunto, dopodiché indossa il cinturone.

 

SCERIFFO

Ti aspettavo. Vado un po’ al saloon a prendere qualcosa da mangiare. Non aprire se non a me, mi raccomando, e tieni il fucile a portata di mano.

 

Jesse annuisce.

Lo sceriffo esce e lui richiude la porta tirando il catenaccio.

 

Dopodiché afferra il fucile e si reca alla cella.

 

C’è una lanterna accesa appesa al muro.

Alla sua luce vediamo, con lui, i prigionieri seduti sul tavolaccio.

Sonnecchiano.

 

Jesse li guarda fissamente, con la Mdp che zooma lentamente su di loro.

 

Udiamo uno sparo improvviso, seguito da un rumore di vetri infranti.

La stanza piomba improvvisamente al buio.

Dalla cella si leva il grido di sorpresa e paura dei prigionieri.

 

Jesse imbraccia il fucile e si avvicina in fretta alla finestra, sbirciando fuori.

 

In strada non c’è nessuno.

 

Jesse torna a guardare dentro. Al buio scorgiamo in terra i frammenti di vetro della lanterna che era appesa al muro.

 

JESSE

C’è qualcuno ferito?

 

JOHNSON (nel buio, VFC)

No, no, ma per l’amor di Dio non accendete più nessuna luce o la prossima volta ci beccheranno!

 

JESSE (duro, ai due prigionieri)

Non pensate di cavarvela così facile, chiunque abbia sparato l’ha fatto solo per spaventarvi.

Nessuno qui a Pawnee Bluffs si augura per voi una morte così veloce.

 

Detto questo, il giovane vicesceriffo torna nell’ufficio di Keogh lasciando i due prigionieri da soli nel buio. Stacco.

 

Particolare ravvicinato di un piccolo vassoio su cui c’è un piatto con della carne.

Il piatto viene sospinto in direzione di Jesse, in piedi accanto alla scrivania dello sceriffo.

 

SCERIFFO VFC

Faresti bene a mangiare qualcosa.

 

Vediamo lo sceriffo mentre, seduto, si riempie di nuovo la pipa.

 

Jesse, disinteressato al cibo, guarda lo sceriffo con curiosità.

 

JESSE

Mi avete detto che avete già visto un linciaggio… Com’è stato?

 

Lo sceriffo finisce di riempire la pipa, prima di rispondere.

 

SCERIFFO

L’inizio è stato come questo: urla, lanci di pietre, minacce, spari…

 

JESSE

Eravate lo sceriffo anche allora?

 

SCERIFFO

Vice. Dovevo avere la tua età all’incirca. Ricordo che successe tutto molto in fretta… la città, un attimo prima, era tranquilla, proprio com’è la nostra ora; un attimo dopo venne usato un palo telegrafico come ariete per abbattere la porta della prigione…

 

Con un flash e una fotografia leggermente più chiara vediamo una porta mandata in frantumi da un palo del telegrafo usato come ariete da una folla inferocita.

Dalla porta schiantata vediamo uscire un uomo di mezza età con la stella da sceriffo, accompagnato dal suo vice di circa vent’anni, molto somigliante a Keogh.

 

Lo sceriffo spara un colpo di fucile in aria, come avvertimento.

La folla non si disperde, ma anzi ancora più inferocita travolge l’uomo di legge e il suo vice e piomba nell’edificio.

 

Dopo un po’ vediamo uscire i più facinorosi, che trascinano un prigioniero sporco e lacero, che trema, balbetta e si inginocchia chiedendo pietà.

 

SCERIFFO VFC

Non ci fu verso di contrastarli… Avevano addosso una furia che gli faceva calpestare ogni cosa.

Una folla impazzita, desiderosa solo di uccidere, è qualcosa di terribile…

 

Vediamo i visi di uomini e donne inferociti, completamente stravolti dalla rabbia.

Il prigioniero implorante viene assalito dalla folla, che lo riempie di calci e pugni dappertutto, lacerandogli le vesti. Poi un uomo lo lega per i piedi a un cavallo, che viene aizzato a correre per tutta la strada.

 

Con uno stacco rivediamo il prigioniero, quasi privo di sensi, mentre viene rimesso in piedi e poi issato in alto da alcuni uomini, che gli infilano la testa in uno stretto cappio appeso al ramo di un albero. Il cappio si stringe, il corpo dell’uomo viene lasciato.

 

Particolare dei piedi dell’uomo che scalciano e si agitano fino a irrigidirsi e fermarsi.

 

SCERIFFO VFC

Impiccarono quel povero diavolo e ancora oggi non so se fosse davvero colpevole.

Nessuno lo saprà mai perché non ha avuto un processo regolare.

 

Primo piano del viso impotente del giovane Morgan Keogh.

 

JESSE (primo piano)

Poi che accadde?

 

SCERIFFO

Il giorno dopo quel disgraziato era ancora lì a penzolare e un gruppo di persone andò dallo sceriffo a dirgli di tirarlo giù, ma lui gli rispose di andare all’inferno e così il corpo rimase esposto per tutto il giorno facendo sentire male tutti quanti. Ognuno addossava all’altro la responsabilità di quanto accaduto, ci furono recriminazioni e scambi di accuse.

In una settimana si ruppero vecchie amicizie, in un mese un quarto della popolazione aveva lasciato la città.

 

Primo piano di Jesse, che ascolta con attenzione.

 

SCERIFFO VFC

Sono passato di là cinque anni dopo il fatto e non c’era più nulla, l’intero paese era deserto perché se n’erano andati tutti.

 

Vediamo case vuote dalle finestre sprangate, porte aperte che sbattono al vento; una strada principale deserta e polverosa.

 

Dissolvenza in nero.

 

Dissolvenza in apertura.

 

Primissimo piano di Sarah, che apre di scatto gli occhi.

 

In quel momento la porta si apre facendo entrare la signora Lillard.

 

Lo specchio appeso alla parete ci rimanda le figure di Sarah nel letto e di sua madre, in piedi accanto alla porta.

 

SARAH (improvvisamente tesa)

Come mai non ho ancora visto Melissa? Perché non è venuta a trovarmi?

 

Sul volto della madre appare una strana espressione: la donna distoglie lo sguardo e se ne va alla finestra girando la schiena a sua figlia.

 

SARAH

Mamma?

 

MRS. LILLARD (senza voltarsi)

Cosa?

 

SARAH

Dov’è Melissa? Perché non è qui?

 

MRS. LILLARD (ancora sfuggente)

Pensavamo che tu stessi troppo male…era meglio aspettare…

 

SARAH (alzando la voce)

Mamma, guardami!

 

MRS. LILLARD

Perché?

 

SARAH (tesa)

Perché voglio guardarti in faccia. E’ successo qualcosa a Melissa, forse?

 

MRS. LILLARD

Perché dici questo?

 

La madre si volta finalmente e vediamo che ci sono lacrime nei suoi occhi.

 

Primo piano di Sarah, che impallidisce, colpita da un terribile timore.

 

SARAH (con voce acuta)

Mamma, voglio sapere! Dov’è Melissa? E’ rimasta ferita anche lei?

 

La signora Lillard si avvicina e si inginocchia accanto al letto della figlia, con gli occhi pieni di lacrime.

 

MRS. LILLARD (con voce rotta)

Melissa non c’è più.

 

SARAH (incredula)

Come…

 

MRS. LILLARD (grida)

E’ morta! Melissa è morta! Hanno buttato anche lei giù nel precipizio!

 

SARAH (intontita)

Ma come? Non era neanche là…

 

MRS. LILLARD (ricominciando a piangere)

Ti aveva seguita!

La giovane assume un’espressione terrorizzata.

 

SARAH (grida)

Melissa! Le hanno… le hanno fatto quello che hanno fatto a me?

 

MRS. LILLARD (con un filo di voce)

Non lo credo…

 

SARAH

Ma non ne sei sicura?

 

In tutta risposta, la donna scuote il capo, singhiozzando lentamente.

 

SARAH (anche lei con gli occhi pieni di lacrime)

Dottor Peabody!? Dottore!

 

Quasi subito vediamo arrivare il dottore, cupo in viso.

 

SARAH (al medico)

Dottore! Dottore… a Melissa hanno fatto la stessa cosa che hanno fatto a me?

 

PEABODY (scuotendo il capo)

No, Sarah.

 

SARAH

Ne siete sicuro?

 

PEABODY

Sicurissimo.

L’hanno gettata giù nel burrone ma prima non le avevano usato alcuna violenza.

 

Sarah si porta le mani al viso, poi scoppia in un forte pianto, trattenuto troppo a lungo.

La vediamo seppellire il volto nel cuscino, scossa da forti singhiozzi.

 

La signora Lillard le mette una mano sulla spalla.

Stacco.

 

Ritroviamo la signora Lillard mentre si asciuga le lacrime, in piedi, nel buio del porticato.

 

Ad un tratto sentiamo un rumore di passi pesanti e vediamo avvicinarsi suo marito Reuben, scuro in viso.

 

LILLARD (con tono di comando)

Non lasciare più che ritorni quel bastardo di Jesse Marks. Mi hai capito bene?

 

La donna si volta e fissa suo marito.

 

MRS. LILLARD (con voce calma e decisa)

Jesse potrà venire a trovare Sarah ogni volta che lo desidererà. Sarah ha bisogno di lui ora e non voglio che tu li tenga separati.

 

Lillard fissa sua moglie dapprima con aria sorpresa, poi con rancore.

 

LILLARD (alzando la voce)

Non hai idea di quello che stai dicendo, donna! Jesse Marks sta proteggendo quei due animali che hanno rovinato le nostre vite!!

 

MRS. LILLARD (ferma)

Mi dispiace, Reuben, ma mi preme solo il bene di Sarah. E ti dico che ha bisogno anche di Jesse in questo momento.

 

Sorpreso e indispettito dalla fermezza della donna, Lillard diventa rosso in viso e alza improvvisamente la mano destra per colpirla con uno schiaffo. Ma si ferma in tempo.

 

Marito e moglie si guardano dritto negli occhi. La donna non ha arretrato ma continua a fissare suo marito, con aria di sfida.

 

MRS. LILLARD

Fallo Reuben, se questa è la tua risposta a tutto quello che ci sta capitando!

 

L’uomo abbassa la mano, facendo un urlo rabbioso.

 

LILLARD  (voltandosi e allontanandosi in fretta)

Tu non capisci!

 

Stacco sul primo piano della signora Lillard, dall’espressione ferita.

 

Jesse sta attraversando la strada diretto verso il saloon, col vassoio vuoto dello sceriffo in mano.

 

Dal saloon proviene un vocìo insistente.

 

VOCI FUORI CAMPO

Mica l’hanno fatto il processo a quelle due ragazze?

 

Non appena Jesse mette piede nel locale, il vocìo si zittisce.

I presenti (non pochi) si fermano a guardarlo.

Stavolta sono sguardi curiosi e diffidenti, più che ostili.

 

Il giovane vicesceriffo li ignora: posa il vassoio vuoto sul bancone ed esce in fretta.

 

Vediamo la porta a battenti del saloon richiudersi alle sue spalle.

Dopo un po’ il vocìo riprende, ancor più rumoroso.

Stacco.

 

JESSE (primo piano)

C’è un’aria strana. Parlano ovviamente tutti quanti di noi e dei due prigionieri.

 

SCERIFFO (inquadrato, con una smorfia)

Ma certo, parlano e attendono. Occorrerà ancora un po’ di whisky in corpo prima che siano pronti a farlo…

 

La Mdp ci mostra i due prigionieri in cella: entrambi sembrano profondamente addormentati.

 

JESSE VFC

Temo anch’io che entro domattina ci sarà un nuovo tentativo di toglierci i prigionieri.

 

L’inquadratura torna nell’ufficio dello Sceriffo.

Piano americano di Jesse.

 

JESSE (continuando)

E’ come se aspettassero una guida. Uno che prenda le redini in mano e trascini la loro rabbia. E non vedo chi altri possa farlo se non Lillard.

 

Lo sceriffo si alza da dietro la scrivania, sgranchendosi le gambe e la schiena.

 

SCERIFFO

Dici bene, ragazzo. E per questo non possiamo starcene qui ad aspettare che si organizzino e che Lillard dia loro la carica. Anzi, ci ho pensato un po’ e credo di avere un piano…

 

La Mdp stringe sul viso rugoso dello sceriffo.

Stacco.

 

La strada buia è percorsa in fretta da Jesse e da altri due uomini al suo seguito, che non conosciamo e inizialmente non vediamo bene.

 

Il giovane vicesceriffo e i due avanzano furtivamente fino alla porta della prigione. Jesse bussa, lo sceriffo subito gli apre.

 

I due uomini entrano con lui. Solo ora li vediamo meglio, illuminati dalla luce della lanterna.

 

Uno dei due è più basso, di circa quarant’anni e di evidenti origini messicane (MICHAEL PENA),

 

 

l’altro è più alto, barbuto e con la carnagione chiara. (GIL BELLOWS).

 

 

Sono, rispettivamente, Leo Espinosa e Nels Hansen.

 

I due uomini fissano interrogativamente lo sceriffo, ma è Hansen a parlare.

 

HANSEN (allo sceriffo, con tono amichevole)

Avanti, Morg, di che si tratta? So che hai rogne e che dopotutto ci chiami solo quando sei nella merda…!

 

Sia lui che Espinosa scoppiano in una risata roca, per poi tornare seri davanti al viso severo dello sceriffo.

 

ESPINOSA (timidamente)

Ehm… sì, Morg, dicci pure. Lo sai che per te siamo sempre a disposizione.

 

Con uno stacco ci ritroviamo accanto alla cella, dove dormono i due prigionieri.

Lo sceriffo batte vicino alle sbarre, svegliandoli.

 

SCERIFFO (spiegando ai due uomini)

Leo… tu sei all’incirca della corporatura di quello più piccolo, mentre tu Nels hai la stessa stazza dell’altro farabutto, barba compresa…

 

HANSEN

Ehi ehi, fermo un attimo, capo… noi dovremmo…?

 

SCERIFFO

Lo so che non vi chiedo una cosa piacevole, ma sì, vi sto chiedendo proprio questo: siete gli unici di cui Jesse ed io possiamo fidarci in questo momento. Dovrete essere Johnson ed Harris, almeno finchè non avremo portato i veri assassini abbastanza lontani da Pawnee Bluffs…

 

ESPINOSA

E dove li porterete?

 

SCERIFFO

A Colorado City, dove potrò consegnarli alla Prigione della Contea e saranno detenuti in attesa del processo contro di loro…

 

Hansen scuote lentamente la testa, evidentemente contrariato, guardando con disprezzo i due uomini in cella.

 

HANSEN

Cristo Santo, me l’aspettavo che c’erano casini in vista, Morg! Eppure… no, mi spiace, non me la sento, soprattutto non me la sento di prendere parte a una cosa del genere, per salvare le pelle di questi due animali!

 

Jesse fissa Hansen con sguardo comprensivo.

 

SCERIFFO

Fatelo per me, ma soprattutto per Pawnee Bluffs. Se non facciamo qualcosa, entro domattina accadrà qualcosa di brutto e qualcuno di innocente rischierà seriamente di rimetterci la pelle. E non parlo ovviamente di loro due.

 

Hansen sospira profondamente, sbuffa, poi guarda fisso lo sceriffo.

 

HANSEN

E va bene, Morg, porca puttana…

 

Espinosa annuisce anch’egli.

 

Lo sceriffo accenna un sorriso pieno di gratitudine, prima di ritornare serio.

 

SCERIFFO

Hai sentito, Jesse? Occupati dei cavalli, come stabilito.

 

Con uno stacco torniamo nell’ufficio.

 

Espinosa e Hansen si sono seduti e sono in silenzio, mentre osservano lo sceriffo e il suo vice intenti a pianificare la situazione. Nel frattempo, dalla finestra aperta sentiamo provenire le voci, sempre più forti, degli uomini al saloon.

 

JESSE

Ho preparato tre cavalli vicino al torrente e sono quasi sicuro che non mi abbia visto nessuno.

 

SCERIFFO (annuendo lentamente)

Bene. L’elemento determinante perché il piano vada a buon fine è che i finti assassini riescano a fare un bel po’ di strada prima di essere raggiunti e riconosciuti.

 

JESSE (annuendo)

Quando si parte?

 

SCERIFFO

Appena possibile direi.

 

JESSE (guardando il saloon in lontananza)

Forse dovreste aspettare che bevano un altro po’ di whisky.

 

HANSEN (intervenendo)

Dal rumore che fanno ne hanno bevuto già abbastanza!

 

JESSE (guardandoli)

Non vi invidierò quando vi prenderanno e scopriranno che li avete fatti fessi.

 

SCERIFFO (sicuro di sé)

Saranno infuriati, ma non faranno nulla contro di loro.

 

JESSE

Spero che abbiate ragione.

 

Qualcuno bussa improvvisamente alla porta.

 

I quattro uomini nell’ufficio fanno improvvisamente silenzio.

 

Lo sceriffo e Jesse si avvicinano alla porta.

Keogh tira il catenaccio e la apre di poco, mentre il suo vice tiene il fucile in mano.

 

Sulla soglia c’è la signora Lillard, pallida e con profonde occhiaie.

Nel vederla, Jesse abbassa subito la sua doppietta.

 

MRS. LILLARD (con voce fioca)

Buona sera, sceriffo.

 

SCERIFFO (facendosi da parte)

Entrate pure, signora Lillard.

 

La signora fa qualche passo nell’ufficio.

Hansen e Espinosa sollevano la tesa del cappello, in rispettoso saluto.

 

 

MRS. LILLARD (prendendo delicatamente Jesse per un braccio)

Sono qui per Sarah, Jesse. Mi ha appena detto di volerti vedere.

 

Emozionato dalle parole della donna, Jesse lancia uno sguardo allo sceriffo.

 

SCERIFFO (annuendo)

Vai pure, Jesse.

 

Con uno stacco ritroviamo la signora Lillard e Jesse fuori la porta di casa del dottor Peabody.

La signora bussa piano, la porta viene aperto dallo stesso dottore, con aria preoccupata.

 

PEABODY

Jesse… è ancora tutto tranquillo?

 

JESSE

Fino ad ora sì.

 

PEABODY (a Jesse, mentre i due entrano)

Ricordi tutte le raccomandazioni che ti ho fatto prima?

 

Il giovane vicesceriffo annuisce.

 

PEABODY (indicandogli la porta della stanza di Sarah)

Bene. Entra pure, allora.

 

Con una leggera esitazione, Jesse si avvicina alla porta, poi entra.

 

 

Cominciamo a sentire “A Promise”, di Mark Isham.

http://www.youtube.com/watch?v=AfMpNtl6-fw

 

La stanza di Sarah è immersa nella penombra.

Attraverso la soggettiva della ragazza vediamo comparire sulla soglia Jesse.

 

Primo piano della ragazza, i cui occhi si riempiono subito di lacrime.

 

Jesse corre a inginocchiarsi accanto al suo letto, posando con delicatezza la guancia contro quella di lei.

 

Sarah lo abbraccia con forza e comincia a singhiozzare forte, nascondendo il viso sul suo petto.

 

A sua volta Jesse ricambia l’abbraccio, accarezzandole la testa con la mano destra. Calmo e rassicurante.

 

Dopo un po’ i singhiozzi della ragazza cominciano a cessare.

Jesse si alza e, sorridendo, le asciuga delicatamente le lacrime in viso col palmo della mano.

 

Primo piano di Sarah, i cui occhi scrutano intensamente quelli di Jesse.

I visi dei due si avvicinano, poi lui le prende dolcemente la testa tra le mani e sfiora le labbra della ragazza con le sue.

 

JESSE (sussurra)

Guarirai presto, piccola mia. Guarirai, e non importa ciò che dice tuo padre, perché non appena starai meglio ci sposeremo.

 

Alle parole di Jesse gli occhi della ragazza ridiventano lucidi, mentre sorride, mostrando finalmente un po’ di felicità.

 

Jesse la bacia nuovamente sulla fronte, poi si rialza.

 

JESSE

Ora debbo andare, Sarah. Ma tornerò presto, te lo prometto.

 

Il giovane raggiunge la porta e guarda Sarah ancora una volta.

Anche gli occhi di Jesse sono umidi, ora.

 

Se li asciuga in fretta prima di uscire.

 

La musica in sottofondo termina.

 

Stacco.

 

Nell’altra stanza ci sono il dottore e la signora Lillard, in attesa.

 

La donna sorride a Jesse con approvazione.

 

Jesse si congeda ed esce fuori, accompagnato dal dottor Peabody.

 

JESSE (a bassa voce)

Di lei mi fido dottore, stanotte lo sceriffo ed io porteremo via i prigionieri dalla città.

Ho detto a Sarah che tornerò presto, e lo spero sul serio, ma chi può saperlo…

 

PEABODY (prendendo Jesse per un braccio)

Sta’ attento, ragazzo. Sarah ti aspetta e non riuscirebbe a sopportare un altro colpo.

 

Jesse annuisce silenziosamente, poi esce di casa e attraversa di corsa il cortile e la strada, diretto verso la prigione.

 

Reuben Lillard entra nel saloon, con un’espressione rabbiosa.

Nonostante l’ora tarda, il locale è ancora pieno di persone che bevono e discutono animatamente.

All’ingresso dell’uomo i presenti abbassano la voce, guardandolo.

 

Dopo un po’ vediamo entrare anche Samuel e avvicinarsi al suo padrone.

 

LILLARD (al barista dietro il bancone)

Whisky, due bicchieri.

 

Il barista si affretta a riempire due bicchieri.

 

LILLARD

Anzi, versa da bere per tutti!

 

Tra i presenti qualcuno leva il bicchiere già pieno a mo’ di ringraziamento.

 

Lillard si scola il suo, poi afferra la bottiglia lasciata sul bancone e se ne riempie un altro.

 

SAMUEL

Questa sera tornerete a casa, signore?

 

LILLARD (a voce alta)

Non tornerò a casa finchè quei due sporchi bastardi non saranno morti!

 

I presenti continuano a fissare Lillard, qualcuno di loro annuisce pure con convinzione.

 

LILLARD (continuando)

Voglio che siano morti prima del sorgere del sole! Li voglio veder pendere fianco a fianco dall’albero più alto di Pawnee Bluffs!

 

Il barista fissa Lillard con complicità.

 

BARISTA

Siamo tutti con voi, signor Lillard. Tutti. Dovete solo dirci cosa fare.

 

Lillard fa uno strano sorriso feroce, poi si volta verso i presenti.

 

LILLARD (a voce alta)

Non voglio che quei due animali vengano processati, perché sarebbe inutile!

Sapete tutti per certo che sono colpevoli: lo sceriffo e il suo vice ne hanno seguito le tracce fin dal luogo del loro delitto!

 

Dai presenti si leva un profondo brusio di approvazione.

 

LILLARD (continuando)

Lo sceriffo e il vice non potranno far niente se andremo tutti insieme a prenderceli.

Ci punteranno contro i fucili e minacceranno di sparare, ma al momento buono non lo faranno.

Possiamo dunque andare subito, prendere quella feccia e farla finita!

 

Il brusio aumenta di intensità.

 

Poi un uomo coi baffi, tra i presenti, alza la voce attirando l’attenzione di Lillard.

 

UOMO BAFFUTO

Sembra che lo sceriffo abbia intenzione di portar via i prigionieri, signor Lillard!

Jesse Marks è stato visto poco fa mentre prendeva tre cavalli dalla stalla e li legava sul retro della prigione!

 

Tutti cominciano a parlare tra loro, visibilmente su di giri.

 

Lillard alza un braccio, ottenendo silenzio.

 

LILLARD

Forse è meglio così. Aspetteremo che se ne siano andati e li prenderemo lontani dalla città.

Tutti quelli che vogliono essere dei nostri escano dal saloon uno alla volta a prendere cavalli e armi.

Legate i vostri cavalli dietro il saloon e uscite in gruppi di non più di tre persone, per non farvi notare dallo sceriffo!

 

Alcune persone che si trovavano già vicino alla porta, annuirono e uscirono subito.

 

LILLARD (risoluto, a Samuel)

Tu, prendi un paio di uomini e va a tenere d’occhio la prigione. Seguiteli non appena li vedrete uscire, poi uno solo di voi venga qui ad avvertirci!

 

Samuel annuisce lentamente, poi esce dal locale.

 

Il saloon è ora silenzioso e in trepidante attesa.

 

La Mdp stringe sul viso di pietra di Reuben Lillard.

Stacco.

 

SCERIFFO (in primo piano, autoritario)

Avanti, spogliatevi e dateci i vostri vestiti!

 

Lo sceriffo Keogh è in piedi davanti alla cella aperta. Alle sue spalle ci sono Jesse, Hansen e Espinosa.

 

JOHNSON VFC

Perché?

 

SCERIFFO

Zitti e fate quello che vi dico.

 

I due ubbidiscono con aria interrogativa.

Li vediamo spogliarsi e rimanere in maglia e mutande in pezzo unico.

 

Keogh raccoglie i loro panni sudici con una smorfia di disgusto e li porge a Hansen e Espinosa.

 

SCERIFFO VFC (mentre i due uomini esaminano le vesti con aria schifata)

Mi dispiace proprio di chiedervi di indossare questo schifo, ma non c’è altro modo.

 

Intanto anche Hansen ed Espinosa si spogliano, gettando i loro abiti ai due galeotti.

 

Jesse osserva la scena, in piedi con la doppietta in mano.

Attraverso le canne della doppietta di Jesse vediamo, sfuocati, i due prigionieri che si vestono goffamente.

 

Johnson alza il capo, vede le due canne puntate su di lui e gli occhi gelidi con cui Jesse lo fissa.

 

Per un attimo si ferma, con le braghe in mano.

 

Primo piano dello sceriffo, che guarda Jesse con insistenza.

Il ragazzo si volta, distogliendo l’arma dai due.

 

La Mdp stacca con un’inquadratura dall’alto, che ci mostra i 4 uomini ormai cambiati d’abito.

 

 Lo sceriffo Keogh apre la porta d’ingresso.

Dopo un po’ vediamo uscire dalla prigione Espinosa e Hansen, sospinti dallo sceriffo, che tiene il fucile puntato dietro la loro schiena.

 

In pieno silenzio percorrono un breve tratto di strada e poi spariscono dalla nostra vista, andando sul retro della prigione.

 

Li vediamo inquadrati attraverso la soggettiva di Jesse, che se ne sta ad osservarli da dietro la finestra rotta nell’ufficio di Keogh.

 

Dopo qualche istante vediamo, dalla stessa posizione, un uomo a cavallo che si reca in fretta al saloon.

 

Con una smorfia, Jesse vede uscire dal saloon una ventina di uomini.

Sentiamo poche grida soffocate, poi vediamo il gruppo che si mette a cavallo e si allontana, uscendo dalla città.

 

Jesse si allontana dalla finestra, prende un pugno di cartucce per fucile da un cassetto e prende da un altro cassetto due paia di manette.

 

Lo seguiamo mentre si avvicina alla cella, nuovamente chiusa a chiave, con dentro i due prigionieri vestiti come Hansen ed Espinosa.

 

L’intera cella è buia. I prigionieri sono talmente silenziosi da sembrare assenti.

 

Jesse appoggia la doppietta al muro del corridoio, poi apre la cella ed entra dentro con prudenza, con le manette in mano.

 

Qualcuno, nel buio, gli si avventa contro. Jesse fa roteare le pesanti manette di ferro.

Deve aver colpito qualcuno, perché sentiamo un urlo di dolore.

 

Un altro prigioniero assale Jesse alle spalle e riceve dal vicesceriffo una pesante ginocchiata nello stomaco.

 

Nella cella non è più buio pesto: dalla finestrella alta con le sbarre penetra un po’ di chiarore.

Quel tanto che basta per farci vedere Johnson che si lancia nuovamente contro Jesse.

 

Il vicesceriffo sfrutta l’impeto dell’avversario e, afferratolo per il colletto, lo fa correre per tutta la stanza fino a sbatterne la testa contro una parete.

 

Un tonfo sordo e Johnson crolla.

 

Jesse si volta e vede Harris, in piedi di fronte a lui.

E’ Jesse ad attaccare, correndogli incontro e sferrandogli un pugno in pieno naso.

 

Harris cade a terra, guaendo come un cane ferito.

Jesse, ansimante, lo ammanetta con le mani dietro la schiena, dopodiché fa lo stesso con Johnson,ancora privo di sensi.

 

Il giovane uomo di legge li fissa con disgusto.

 

JESSE (furioso)

In piedi e fuori di qui!

 

Harris barcolla fuori, seguito da Johnson.

Giunti nell’ufficio si fermano vicino alla porta.

 

Jesse apre la doppietta e la carica, poi spia velocemente dalla finestra spaccata.

Non c’è nessuno in strada e il saloon di fronte sembra vuoto e silenzioso.

 

JESSE (puntando il fucile dritto contro la Mdp)

Avanti, uscite senza fare scherzi!

 

Stacco.

 

Johnson percorre per primo il marciapiede di legno attorno alla prigione.

Lo segue Harris, seguito da Jesse con la doppietta tra le mani.

Sotto lo sguardo vigile del vicesceriffo, i due prigionieri imboccano la stradina a lato.

 

Nel silenzio totale, i tre uomini percorrono in questo modo un’altra strada secondaria, fino ad uscire dal piccolo centro abitato.

 

Ad attenderli ci sono tre cavalli legati ad un albero, vicino a un torrente.

Jesse prende i lazo e fa un cappio attorno al collo di ognuno dei prigionieri, legando i capi al pomo della sua sella. Lo vediamo poi salire a cavallo insieme ai due prigionieri, tenendo con una mano le redini dei loro animali.

 

Con un campo lungo vediamo Jesse e i prigionieri allontanarsi al galoppo da Pawnee Bluffs.

 

La luna è piena e illumina il paesaggio col suo pallido chiarore.

 

Ritroviamo Jesse e i due mentre attraversano alcuni sentieri impervi in mezzo ai campi.

La loro andatura è un po’ più lenta.

 

Primo piano di Jesse, pensieroso.

 

JOHNSON (con voce lamentosa)

Vice, queste corde attorno ai nostri colli sono dannatamente strette! Cosa succederebbe se uno di noi scivolasse di sella?

 

JESSE (impassibile)

E voi state attenti a non scivolare.

 

JOHNSON

Non è facile, soprattutto se ci si arrampica su per una gola e si hanno le mani ammanettate dietro la schiena!

 

JESSE

Va bene. Allora scivola pure: risparmierai la fatica al boia.

 

HARRIS

Almeno ammanettateci al pomo della sella e voi continuate pure a tenere le nostre redini. Così non rischieremo più di cadere!

 

Jesse non risponde, anzi aumenta l’andatura dei cavalli.

 

Johnson brontola qualcosa, poi comincia a bisbigliare insieme ad Harris qualcosa che non afferriamo.

 

JESSE (infastidito)

Zitti!

 

JOHNSON (con aria di sfida)

Zitti, eh? Come riuscirete a farci stare zitti, vice? Ditecelo un po’!

 

Johnson ride piano e, ancora una volta, sussurra qualcosa a Harris.

 

Primo piano di Jesse, nervoso.

 

JOHNSON

Ci chiedevamo, signor vice sceriffo, se avete per caso ancora intenzione di sposare quella ragazza dopo quello che le abbiamo fatto. Ormai è…

 

Con un grido di rabbia, Jesse sprona immediatamente il cavallo, mollando le redini dei prigionieri.

Il suo cavallo balza in avanti mentre dalle sue spalle giungono grida strozzate.

 

I due prigionieri sono sbalzati di sella e cadono pesantemente al suolo.

 

Jesse ferma il cavallo e toglie le corde dal pomo.

Sia Johnson che Harris giacciono a terra immobili. 

 

Il vicesceriffo scende dal proprio cavallo.

Nel frattempo vediamo le sagome di Johnson e Harris accovacciate: riescono a far passare la parte inferiore del proprio corpo attraverso l’arco formato dalle loro braccia, riuscendo a portarsi le mani sul davanti.

 

Sorpreso, subito Jesse tira le corde.

Harris perde l’equilibrio e cade, mentre Johnson si allontana riuscendo a sollevare le mani, mettendole tra il cappio e il collo.

 

La mano di Jesse cerca in fretta la pistola.

La estrae e la punta, ma Johnson si allontana improvvisamente dalla traiettoria, mentre Harris rialzatosi si lancia contro il vice sceriffo.

 

Il giovane colpisce la testa di Harris con la canna della pistola e torna in puntamento.

Strizza gli occhi, ma Johnson sembra essere scomparso nell’oscurità.

 

Sentiamo un improvviso nitrire di cavalli.

 

JESSE (scuotendosi)

I cavalli!

 

Il vicesceriffo torna velocemente indietro, dove aveva lasciato i cavalli.

S’imbatte in uno di essi, spaventato e imbizzarrito.

Jesse cerca di afferrarlo per le redini quando vede, subito dinanzi a sé, l’altro cavallo con Johnson che sta montando in sella.

 

Agitato, Jesse punta la pistola e spara.

Non colpito dal vicesceriffo, Johnson sprona il cavallo e si allontana in fretta dalla nostra vista.

 

Lo sparo nel frattempo ha fatto spaventare e correre via anche l’altro cavallo.

 

Jesse cade in ginocchio e dà un pugno in terra, con tutta la rabbia che ha in corpo!

 

JESSE

No!!!

 

Poi si rialza, furioso, e torna da Harris, ancora a terra dolorante.

 

Jesse si sfoga, prendendolo a calci.

Il prigioniero grida, poi dopo un po’ smette perchè sembra aver perso i sensi.

 

Jesse si ferma, vede il terzo cavallo e di corsa gli si avvicina, riuscendo a salirvi subito in sella.

Il vicesceriffo ripone la pistola nel cinturone ed estrae il suo fucile dalla fonda.

Il cavallo è spronato al galoppo nella direzione presa dal fuggitivo Johnson.

Stacco.

 

Con un campo lungo vediamo il cavallo di Jesse e, tutt’attorno, il paesaggio deserto.

 

Jesse si guarda attorno, smarrito, senza nemmeno riuscire a leggere le tracce del fuggitivo.

Dopo un po’ lo vediamo voltare il cavallo per tornare nel posto dove ha lasciato Harris.

 

Con uno stacco torniamo da Harris, privo di sensi.

Non molto lontano da lui vediamo, sfocata, la sagoma dell’altro cavallo, che era scappato via spaventato.

 

Le mani di Jesse afferrano di peso da terra il prigioniero.

 

JESSE (scuotendolo rabbiosamente)

Di chi è stata l’idea? Di Johnson o tua?

 

HARRIS (biascicando)

Sua… io non volevo…

 

JESSE (lasciando andare con disgusto)

Bugiardo!

 

Harris si massaggia il collo con le mani.

 

JESSE (andando nervosamente avanti e indietro)

Tornerà a prenderti?

 

HARRIS (con una smorfia)

Chi? Lui? Per l’inferno, a quello non importa un accidente di me!

 

Harris fissa Jesse, che continua a muoversi in modo agitato guardando il prigioniero in modo sprezzante.

 

JESSE (furioso)

Non m’interessa, figlio di puttana! Devo riprendermi quell’altro animale e tu, per me, sei solo uno stramaledetto peso! Io… io dovrei ammazzarti ora, subito, come un cane! E’ il minimo dopo quello che hai fatto!

 

HARRIS (piagnucolante)

Io non le ho buttate giù dal burrone! E’ stato Johnson; io ho solo…

 

Jesse gli sferra un altro calcio furioso, non facendogli terminare la frase.

 

Primo piano di Jesse, disperato.

 

JESSE (fuori di sé, guardando in lontananza all’orizzonte dove è scomparso Johnson)

Come devo fare… come devo fare?

 

Dopo qualche istante vediamo Jesse alzarsi improvvisamente e dirigersi ai due cavalli rimasti.

 

Li prende per le redini e torna da Harris, tenendo in mano il lazo e il cappio.

 

Il vicesceriffo mette il cappio attorno al collo del prigioniero, ancora accasciato al suolo.

 

JESSE (brusco)

Salta su!

 

Harris si issa faticosamente a cavallo.

 

JESSE (salendo anche lui in sella, tenendo strette le redini di Harris)

Sta’ dietro di me e fà attenzione: legherò la corda molto stretta al mio pomo e se tenti di togliertela ti sparo! Mi hai capito?

 

HARRIS (piagnucolando)

Ho il collo tutto scorticato. Non potreste…

 

JESSE (tagliando corto)

Ogni volta che senti male, pensa al male che avete fatto a quella ragazza e alla bambina.

 

Detto questo, Jesse sprona il cavallo e prende, con Harris, la direzione in cui si è allontanato Johnson.

 

La Mdp si alza e inquadra la scena in campo lungo.

Stacco.

 

Inquadratura dall’alto dello sceriffo Keogh, che attraversa sentieri di campagna, scortando i due finti prigionieri.

 

Hansen e Espinosa sono pallidi e preoccupati, mentre seguono lo sceriffo, che tiene le loro redini.

 

A un tratto lo sceriffo alza una mano.

Nel silenzio assoluto della notte ci sembra di sentire un rumore di zoccoli in avvicinamento.

 

Con una smorfia di disappunto, Keogh sprona la sua cavalcatura aumentandone la velocità, subito imitato da Hansen e Espinosa.

 

HANSEN (affiancandosi allo sceriffo)

Mi sento come un bersaglio in movimento. Quando cominceranno a sparare, Morg?

 

SCERIFFO

Non lo faranno. Hanno in mente qualcosa di peggio.

 

HANSEN (con una smorfia)

Vorrei esserne sicuro quanto te!

 

SCERIFFO

Non preoccuparti: quando saranno abbastanza vicini per poterci colpire diremo chi siete veramente.

I tre uomini continuano a galoppare.

Attraverso alcune dissolvenze li vediamo mentre, inquadrati dall’alto, attraversano altri campi e terreni incolti.

 

Fin quando non vediamo entrare nell’inquadrare anche un folto manipolo di uomini che è sulle loro tracce, galoppando ad alta velocità.

 

Piano americano dello sceriffo Keogh che all’improvviso si ferma.

 

SCERIFFO (ai suoi due compagni)

Jesse dovrebbe essere ormai molto lontano e i cavalli sono esausti: fermiamoci.

 

Hansen ed Espinosa accolgono la notizia con un certo sollievo.

 

SCERIFFO

Riparatevi dietro di me.

 

Insieme ai tre uomini sentiamo sopraggiungere un sonoro rumore di zoccoli.

 

Primo piano dello sceriffo e della sua espressione dura.

 

Vediamo raggiungerci, al galoppo, gli uomini guidati da Lillard.

Parlano ad alta voce, gridano e imprecano.

 

SCERIFFO (a voce alta)

Fermi dove siete!

 

Ubbidiscono tutti, tranne Lillard, Samuel e altri due uomini.

 

LILLARD (autoritario)

Non fare resistenza, Keogh! Siamo troppi perché tu possa impedirci di prendere quei due!

 

SCERIFFO (con un mezzo sorriso)

Espinosa e Hansen? Ma perché ce l’avete con loro?

 

Scende un gran silenzio.

 

LILLARD (facendosi avanti con nervosismo)

Ma che cosa stai raccontando?

 

SCERIFFO (ad Hansen e Espinosa)

Parlate, ragazzi. Dite al signor Lillard chi siete.

 

Hansen ed Espinosa si fanno avanti, timorosamente.

 

HANSEN

E’ vero… sono Nels Hansen.

 

ESPINOSA (abbassando la testa)

Ed io sono Leo Espinosa.

 

Primo piano di Lillard, che vediamo dapprima sorpreso, poi coi lineamenti induriti dalla rabbia.

 

SCERIFFO

Tornatevene in città, ragazzi!

Stanotte non ci saranno impiccagioni!

 

Improvvisamente Lillard sprona il suo cavallo contro quello dello sceriffo.

Quando i cavalli sono abbastanza vicini, Lillard afferra Keogh per il collo.

 

Le bestie, spaventate, fuggono via e i due uomini cadono nella polvere, avvinghiati l’uno all’altro.

 

Lillard è su Keogh e continua a stringergli il collo.

Lo sceriffo lo respinge, con una ginocchiata all’inguine.

 

Lillard, piegato in due per il dolore all’inguine, barcolla verso Keogh ancora in terra e comincia a tempestarlo di calci nella schiena.

 

Hansen ed Espinosa urlano la loro protesta e stanno per lanciarsi in soccorso dello sceriffo.

Ma Samuel e altri due uomini di Lillard si fanno avanti coi fucili spianati.

 

SAMUEL (ai due finti prigionieri)

Voi due, statene fuori! Lasciate che se la sbrighino tra loro!

 

Lo sceriffo, carponi, si avvicina a Lillard e gli da un’improvvisa testata nella pancia.

 

Lillard finisce a terra: per un breve istante fissa Keogh anche lui in terra e ansimante.

Poi entrambi si rialzano in piedi, guardandosi sempre con rancore e rivalità.

 

Gridando, Lillard va all’attacco, coi pugni alzati e colpisce forte Keogh alla mascella.

Senza indietreggiare, lo sceriffo risponde ai colpi sferrando due pugni al costato.

 

Lillard risponde colpendo lo sceriffo in pieno viso, facendogli uscire sangue dal naso.

 

I presenti assistono passivamente allo scontro tra i due.

 

Il padre di Sarah approfitta dell’intontimento dello sceriffo, lo carica stringendogli le braccia intorno al petto e lo costringe ad arretrare.

 

Keogh perde l’equilibrio ed entrambi cadono, rotolandosi nella polvere.

 

Lillard molla la presa, ma poi subito afferra nuovamente al collo l’avversario.

 

Dettaglio ravvicinato delle mani di Lillard che stringono molto forte il collo dellop sceriffo, all’altezza del pomo d’Adamo.

 

Primissimo piano degli occhi di Lillard, pieni di furia omicida.

 

Keogh è cianotico, mentre tenta disperatamente di allontanare le mani di Lillard dalla sua gola.

 

Raccogliendo tutte le sue forze, l’anziano sceriffo riesce a inarcare il corpo e a rotolare su se stesso, togliendosi Lillard di dosso.

Keogh si libera alla gola e contemporaneamente colpisce Lillard con una pedata al viso.

 

Lillard cade in terra.

Keogh, da terra, riesce a estrarre la pistola e a colpire alla testa il rivale col calcio dell’arma.

 

Samuel e almeno altri tre uomini si fa avanti.

 

SCERIFFO (grida con voce roca)

Espinosa, portami il cavallo!

 

Espinosa si fa avanti col cavallo di Keogh.

Lo sceriffo rinfodera l’arma e sale in sella, coperto di sangue e polvere.

 

Lo sceriffo fissa i presenti con uno sguardo deluso. I presenti a loro volta lo guardano mentre si  allontana lentamente a cavallo, seguito dai suoi due compagni.

Stacco.

 

Lo sceriffo procede silenzioso nella direzione di Pawnee Bluffs.

Sembra troppo stanco, preoccupato e amareggiato per poter parlare con i suoi due compagni.

 

ESPINOSA VFC

Che si fa ora, sceriffo?

 

SCERIFFO

Ci procuriamo cavalli freschi e cerchiamo di raggiungere Jesse prima di loro.

 

HANSEN (comprensivo)

Vuoi che veniamo con te, Morg?

 

SCERIFFO (annuendo piano)

Sì, ho bisogno di tutto l’aiuto possibile.

 

Con uno stacco ci ritroviamo da Lillard.

L’uomo è in terra e sta lentamente recuperando i sensi.

 

Accanto a lui c’è Samuel.

 

LILLARD (pienamente cosciente)

Se n’è andato?

SAMUEL VFC

Sì, verso la città.

 

Il padre di Sarah si alza, barcollante.

 

LILLARD (con una smorfia di dolore)

Qualcuno mi dia il cavallo.

 

Uno degli uomini di Lillard gli porta il suo cavallo. Lillard vi sale con prudenza.

 

SAMUEL

Che facciamo, signore?

 

LILLARD

Ci metteremo sulle tracce di Jesse Marks.

 

SAMUEL

E voi sapete dov’è diretto?

 

LILLARD

E dove se non a Colorado City, dove c’è la Prigione della Contea?

 

Tra gli uomini di Lillard c’è un mormorio diffuso, mentre alcuni annuiscono.

 

SAMUEL

Credete che ce la faremo?

 

LILLARD (primissimo piano)

Certamente, non mi darò pace finchè non li avremo presi. (ai presenti) E voi, avete intenzione di continuare?(poi, a voce alta) Regalerò cinquecento dollari all’uomo che troverà la pista di Marks e ne regalerò altri cinquecento a ognuno di quelli che saranno con me quando li prenderemo!

 

Dagli astanti si leva un brusio di approvazione. Tutti alzano il fucile e inneggiano a Lillard.

 

LILLARD (annuendo con soddisfazione)

Bene. Si va in città, prendiamo cavalli freschi e ci lanciamo subito sulle tracce di Marks. Non possono essere troppo lontani.

 

Cominciamo a sentire “Of Mice and Men: The Fight”, di Mark Isham.

http://www.youtube.com/watch?v=SHQufEI92KM&feature=related

 

 

Lillard si allontana al galoppo. Samuel e tutti gli altri lo seguono compatti.

La Mdp si alza, allargando l’inquadratura. Stacco.

 

La musica in sottofondo continua.

 

E’ l’alba. Jesse sta attraversando un fiume, tenendo anche  le redini del cavallo di Harris.

Con grande fatica i due animali puntano l’altra riva.

All’improvviso vediamo scivolare il cavallo di Jesse, ma il giovane riesce a riprenderlo e a guidarlo fuori dall’acqua.

 

Dall’altra parte del fiume, vediamo una piccola pozza d’acqua, poi alcune tracce fresche.

Primo piano dell’impassibile Jesse, che poi sprona il cavallo verso una stretta strada in salita.

 

Harris è avvinghiato con le mani ammanettate al pomo della sella ed è pallidissimo.

 

Con uno stacco li ritroviamo in cima a una strada di montagna.

Jesse procede al trotto, seguito da Harris. Un vento freddo li fa rabbrividire.

 

La strada è affiancata da un profondo precipizio, in fondo al quale ci sono solo rocce e un fiumiciattolo che scorre lento.

 

Dettaglio ravvicinato del cavallo di Harris, il cui zoccolo si posa su una pietra instabile.

Improvvisamente sentiamo un grido, mentre le redini di colpo scivolano via dalle mani di Jesse.

 

Il vicesceriffo subito si volta: attraverso la sua soggettiva vediamo Harris catapultato nel precipizio, mentre il suo cavallo caduto rotola lungo i bordi.

Jesse scende dal suo cavallo e si avvicina al baratro.

Il cavallo caduto agita le zampe in aria cercando inutilmente di girarsi, ma precipita definitivamente, andando a sfracellarsi sul fondo roccioso.

 

Silenzio totale, mentre il vicesceriffo si occupa di Harris, che pende appeso per il collo.

Jesse afferra la fune e la tira, riportando faticosamente Harris sul sentiero.

Ma il volto del prigioniero è cianotico, con la lingua che pende da un lato e gli occhi vitrei.

 

Scuro in viso, senza mostrare alcuna espressione, Jesse inspira profondamente.

Dopodichè allontana ancora di più il corpo di Harris dal precipizio, gli incrocia le braccia sul petto e lo lascia lì con gli occhi sbarrati a fissare il cielo.

 

Jesse torna in sella e si rimette in marcia.

La Mdp rimane sullo sguardo vitreo di Harris. Stacco.

 

Inquadratura stretta su Jesse, chino a terra.

Lo vediamo esaminare delle tracce molto fresche: le impronte degli zoccoli erano ben segnate nel terreno umido.

 

Jesse si rialza e guarda in lontananza dinanzi a sé.

Insieme a lui scorgiamo chiaramente, a poca lontananza,una piccola capanna di tronchi dal cui camino esce un pennacchio di fumo.

 

Lì di fronte c’è legato il cavallo di Johnson.

 

Lo sguardo di Jesse si accende.

Lo vediamo osservare meglio la zona circostante.

Poi il vicesceriffo lega il proprio cavallo a un albero, imbraccia il fucile e attraversa di corsa il breve tratto che lo separa dalla capanna.

 

Giunto a poca distanza dalla casa, Jesse nota il silenzio totale, mentre la porta della capanna non è chiusa, ma sbatte mossa dal vento.

 

Con circospezione, Jesse apre la porta con una spallata e irrompe all’interno.

Il giovane vicesceriffo inciampa in qualcosa che giace sul pavimento e cade in terra.

Jesse si alza in fretta, puntando il fucile in varie direzioni, poi guarda a terra: c’è il corpo di un vecchio che si trova al suolo, vicino alla porta.

 

Jesse lo esamina meglio: il corpo è ancora caldo, mentre l’uomo è stato ammazzato con qualcosa di contundente contro la testa.

 

Jesse, pallido in viso, ispeziona il resto della capanna.

Sul retro c’è un lettino contro al muro sul quale giace una donna, anche lei morta, con un colpo di fucile in pieno petto.

 

Col viso affranto, Jesse si sente quasi mancare. Si appoggia contro la stufa calda e sospira profondamente, mettendosi le mani tra i capelli.

 

All’improvviso Jesse si scuote, ed esce di corsa fuori.

 

Attraverso la sua soggettiva perlustriamo il terreno molle finchè non vediamo le tracce di alcuni zoccoli uscire dal retro della capanna e dirigersi verso un altro sentiero in salita.

 

Jesse corre in fretta al suo cavallo, salta in sella e si lancia all’inseguimento di questa nuova traccia. Stacco.

 

Con alcune dissolvenze incrociate, vediamo Jesse mentre percorre una piccola vallata e poi sale in uno stretto canyon dove nasce un torrente. Il vicesceriffo prosegue il suo inseguimento, mentre la pista di Johnson continua a salire su sentieri via via più impervi.

Il sole è alto nel cielo. Stacco.

 

Vediamo inquadrato l’esterno della piccola capanna di legno.

Fermi davanti alla casa ci sono due uomini che non riconosciamo subito.

 

La Mdp stringe sulla porta della capanna, che si apre, facendo uscire Keogh.

L’anziano sceriffo appare estremamente abbattuto da ciò che ha visto.

 

SCERIFFO (in primissimo piano, con un filo di voce)

Jesse…

 

Con uno stacco torniamo da Jesse, che vediamo uscire da una macchia boschiva.

 

Primo piano del ragazzo, che strizza gli occhi guardando il sole che tramonta all’orizzonte.

 

Ma attraverso la sua soggettiva c’è qualcos’altro che vediamo: piccolissimo e lontano, riconosciamo Johnson mentre sale su un pendio innevato. Il tutto a una distanza di circa un chilometro.

 

Galvanizzato dalla visione della sua preda, Jesse sprona il cavallo e lo lancia all’interno di un altro stretto canyon, dritto nella direzione di Johnson. Stacco.

 

Lo sceriffo Keogh attraversa silenzioso un bosco fitto, dal quale penetra a malapena la luce del tramonto. Accanto a lui ci sono i suoi silenziosi compagni di viaggio.

Ad un tratto lo sceriffo avverte un rumore di zoccoli che proviene dalle loro spalle.

Aumenta la sua andatura e in breve esce dal bosco con Hespinosa e Hansen. Stacco.

 

Primo piano di Jesse.

Attraverso la sua soggettiva Johnson è adesso molto più vicino.

Jesse ferma per un attimo il cavallo, prende il fucile e spara, dopo aver mirato con attenzione.

 

Da lontano vediamo il cavallo di Johnson che impenna, colpito in pieno petto.

Il fuggitivo cade dalla sella e subito cerca nascondiglio in mezzo a un gruppo di rocce.

 

Jesse, con una smorfia, smonta anche lui da cavallo e si ripara dietro alcuni cespugli.

 

Si sporge dal riparo e, arma in pugno, corre in direzione di alcune rocce.

 

Johnson, dall’alto della sua posizione, prende la mira e spara più volte.

 

I colpi sibilano pericolosamente a pochissima distanza dal vicesceriffo, che riesce a raggiungere incolume il nuovo riparo.

 

Primo piano del viso duro di Johnson.

Attraverso la sua soggettiva vediamo Jesse sparire dietro alcune rocce.

 

Primo piano del vicesceriffo che ansima, con la fronte imperlata di sudore.

 

Jesse introduce una nuova cartuccia nel fucile: si sporge quel tanto che basta per mirare al cavallo di Johnson e sparargli. Colpita dal proiettile, la bestia cade sulle ginocchia e stramazza al suolo con un nitrito.

 

Sentiamo poco chiaramente la voce di roca di Johnson, che borbotta e bestemmia.

Dopo qualche istante sentiamo l’eco di un nuovo sparo e vediamo crollare a terra il cavallo di Jesse.

 

Adesso sono entrambi appiedati.

Il sole è ancora più basso, all’orizzonte.

 

Primo piano di Jesse, che chiude per un attimo gli occhi.

Quando li riapre vediamo lontani, in fondo alla scarpata, Keogh e i suoi uomini che si avvicinano.

 

Lo sceriffo, inquadrato, nota subito il cavallo di Jesse in terra e dopo un po’ il suo vice, nascosto in mezzo alle rocce. Sprona il cavallo.

 

JESSE (grida)

Fa attenzione Morg! Johnson è lì sopra, dietro quelle rocce!

 

Lo sceriffo subito scende da cavallo e, imitato da Hansen ed Espinosa, si ripara come può dietro alcuni alberi.

 

SCERIFFO (con voce forte)

Johnson!

 

Nessuna risposta da parte del criminale.

 

SCERIFFO

Arrenditi, Johnson! Harris è morto e la gente inferocita è a meno di un miglio da qui!

 

Lo sceriffo ha appena finito di parlare quando sentiamo sopraggiungere da lontano un forte rumore di zoccoli.

 

Primo piano di Jesse, che ascolta con l’orecchio contro la nuda terra.

 

Il cielo è color cremisi, mentre le nuvole si colorano di rosa e di viola.

 

Jesse balza in piedi e si getta di corsa verso destra.

Immediatamente Johnson apre il fuoco, ma anche stavolta tutti i proiettili vanno a vuoto.

 

Gli uomini di Lillard, che ora riusciamo a scorgere in lontananza, si mettono a urlare, sentendo il rumore degli spari.

 

Li vediamo in campo lungo mentre si lanciano al galoppo ed escono dal boschetto.

Lillard li guida, con una maschera impenetrabile di rabbia e determinazione.

 

Jesse è nuovamente riparato.

 

Johnson ricarica febbrilmente il fucile e lo punta nuovamente sul riparo di Jesse.

 

Lo sceriffo lega i cavalli e fa cenno ai suoi uomini di restare fermi, mentre esce allo scoperto correndo in direzione di Jesse.

 

Nel frattempo, Lillard e i suoi uomini si inerpicano rumorosamente sulla salita, urlando e agitando i fucili.

 

Favorito sempre dalla  sua posizione, Johnson spara loro contro.

Non colpisce nessuno perché troppo lontani, ma alcuni cavalli si imbizzarriscono, facendo cadere il proprio uomo.

 

Lillard e i suoi uomini capiscono di essere sotto tiro. Subito li vediamo scendere di sella e sparpagliarsi dietro ripari di fortuna.

 

Primo piano di Jesse che inspira profondamente e poi balza improvvisamente in piedi.

 

Johnson, con un ghigno, comincia a far fuoco sul giovane vicesceriffo.

Dalla soggettiva del criminale vediamo Jesse correre verso di noi, zigzagando.

 

SCERIFFO (in primo piano, sussurra con apprensione)

Dannazione, Jesse, cosa credi di fare?

 

Con gli occhi semichiusi e il fucile in pugno, Jesse sale velocemente, riuscendo a schivare i colpi che gli sibilano addosso.

 

Lo sceriffo si sporge dal suo riparo e comincia a fare fuoco di copertura, costringendo Johnson a smettere di sparare per un po’.

 

La Mdp si alza e raggiunge nuovamente Jesse, stavolta davvero molto vicino a Johnson.

Il vicesceriffo è a quasi5 metrida lui, quando vediamo Johnson sporgersi tra le rocce e spara a Jesse.

 

Con un grido, Jesse esce dalla nostra visuale e da quella del delinquente.

 

Lo ritroviamo a terra, con la gamba sanguinante che bagna il terreno polveroso su cui giace.

Jesse si guarda attorno e si accorge di essere completamente sotto tiro.

 

Johnson prende di nuovo la mira su Jesse e spara, ma il fucile è scarico.

 

Il delinquente lo rifornisce, imprecando.

Quando torna a puntare l’arma Jesse non c’è più e a terra c’è solo una chiazza di sangue.

 

Vediamo Jesse, che si trascina la gamba e striscia per terra, fino ad arrivare a pochissima distanza da Johnson. Il delinquente gli punta il fucile contro e sta per sparare, quand’ecco che Jesse gli piomba addosso, facendogli perdere la mira e sparare in aria.

 

I due sono impegnati in una colluttazione violenta.

Sono troppo vicini per potersi sparare.

Johnson, usando il fucile come una mazza, colpisce Jesse alla schiena con forza.

Il ragazzo cade nuovamente al solo, con Johnson che lo sovrasta e sta per puntargli nuovamente il fucile alla testa.

 

Jesse alza la testa appena in tempo e con la gamba sana riesce a scalciare via Johnson.

 

La Mdp si alza mostrandoci i due uomini in lotta tra loro pericolosamente vicini all’orlo di un profondo precipizio.

 

Nella caduta, Johnson ha perso il suo fucile, trovandosi disarmato come Jesse.

 

Digrignando i denti, Jesse riesce ad alzarsi e ad aggredire di nuovo Johnson.

 

Keogh esce completamente dal suo riparo e si lancia, di corsa, verso i due uomini in lotta.

 

Il delinquente è preso alla sprovvista: Jesse lo prende per i capelli, mentre con l’altra mano comincia a tempestarlo furiosamente di pugni.

 

SCERIFFO VFC

Jesse!

 

Jesse ha gli occhi iniettati di sangue mentre sembra sfogare tutta la rabbia che ha in corpo.

 

Primo piano di Lillard: anche lui più vicino, sta assistendo a tutta la scena.

 

Gli altri astanti sono immobili e silenziosi.

 

Johnson non oppone più resistenza, col viso ridotto a una maschera di sangue.

 

Inquadratura ravvicinatissima degli occhi di Jesse.

 

In un flash brevissimo, vediamo il corpicino senza vita di Melissa e Sarah, in lacrime, che guarda dritto nella Mdp.

 

Primo piano dello sceriffo Keogh, che scuote la testa lentamente e sussurra qualcosa che noi non udiamo.

 

Johnson, quasi privo di sensi, ha una smorfia in viso simile a un ghigno.

 

Jesse finisce di colpire l’uomo.

Ansimante, lo solleva di peso con le braccia e si avvicina all’orlo del precipizio.

 

Primo piano di Lillard, che partecipa, coi pugni stretti.

 

Con un grido, Jesse scaglia con forza Johnson nel nero baratro sottostante.

L’urlo del delinquente si spegne in lontananza.

 

Jesse cade in ginocchio e comincia a  piangere sommessamente.

 

La Mdp si alza inquadrando sempre più da lontano Jesse, lo sceriffo, Lillard e l’intero gruppo degli inseguitori.

Dissolvenza in nero.

 

Il buio si dissolve su una inquadratura della strada principale di Pawnee Bluffs.

 

E’ percorsa silenziosamente dagli uomini di Lillard che fanno ritorno alle proprie case e alle proprie famiglie.

 

E’ molto buio.

 

Lo sceriffo Keogh è davanti il proprio ufficio e osserva la strada con aria sconfitta.

Stacco.

 

Vediamo l’esterno della casa del dottor Peabody.

Le luci all’interno sono tutte accese.

 

Jesse è fermo sulla soglia della stanza di Sarah.

La ragazza ha gli occhi chiusi e sembra stia dormendo.

Ma improvvisamente apre gli occhi, come se avesse avvertito la sua presenza.

 

Jesse le si avvicina e lei lo abbraccia, guardandolo fisso negli occhi, con sollievo.

 

Avvertiamo anche la presenza di qualcun altro, sulla porta.

E’ Reuben Lillard, che entra nella stanza di sua figlia.

 

Jesse e la ragazza rompono il loro abbraccio.

Il vicesceriffo guarda l’uomo con aria interrogativa.

 

Lillard gli si avvicina.

 

Dettaglio ravvicinato della mano tesa del padre di Sarah e di quella di Jesse, che gliela stringe con forza.

 

L’inquadratura si allarga.

Con un piano americano vediamo Jesse e Lillard in piedi l’uno di fronte all’altro.

 

Sul viso di Lillard c’è uno sguardo che mostra fiducia e approvazione.

 

Qualcuno (forse il dottor Peabody) chiude piano la porta davanti alla Mdp.

Stacco.

 

Rivediamo, brevemente, la Main Street della cittadina: porte aperte sbattono al vento, mentre la stessa strada è deserta e polverosa.

 

Lo schermo si fa buio.

 

Cominciano a scorrere i titoli di coda.

 

Sentiamo “Coalwood”, composta da Mark Isham.

http://www.youtube.com/watch?v=IXKvtcUAJ3I&feature=results_video&playnext=1&list=PL1F2A2CC7C0A43863

 

 

 

LA CITTA’ ARRABBIATA

 

 

Un Film World Entertainment

 

 

Diretto da Robert Redford

 

 

JOSEPH GORDON LEVITT

 

MEL GIBSON

ROBERT REDFORD

 

AMY ADAMS

 

PATRICIA CLARKSON

 

PAUL SCHNEIDER

 

DOUGH HUTCHINSON

 

TONY TODD

 

MICHAEL PENA

 

GIL BELLOWS

 

JEFFREY DE MUNN

 

 

Sceneggiato e Prodotto

da GAETANO PERROTTA

Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Lewis B. Patten

 

Musiche non originali di MARK ISHAM

 

Questa sceneggiatura partecipa senza alcuno scopo di lucro al gioco di cinema virtuale www.cinematik.it

 

SI RINGRAZIANO

LUISA FRANCO

FRANCESCO PERROTTA

MARCO GARAVALDI

 

A Francesco